Mafia, l'alleanza tra i clan: "Siamo pronti a sparare"

I pentiti Pasta e Di Maio raccontano i retroscena del patto "di sangue" tra i mandamenti storici di Resuttana e Santa Maria di Gesù

PALERMO. Un braccio armato attivissimo sempre pronto, a disposizione dei gruppi capeggiati da Corso e Liga. Un'allenza di sangue tra i clan, che poteva contare su killer abili e pronti a qualunque cosa. "Picciotti" di Resuttana e San Lorenzo disponibilissimi a risolvere con le armi ogni tipo di conflitto, a imporre alla città una nuova stagione di sangue.
I pentiti Manuel Pasta e Giuseppe Di Maio raccontano la paura e la violenza sono sempre la forza di intimidazione classica di Cosa Nostra. I gruppi mafiosi capeggiati da Ino Corso e dall'architetto Giuseppe Liga erano pronti a scatenare una guerra, e senza dubbio avevano i soldati. Pure i capi, ovvero loro, risultavano operativi: "Insieme eravamo una potenza", dicevano. Fidandosi ciecamente l'uno dell'altro. Ulteriori approfondimenti nell'edizione cartacea del Giornale di Sicilia in edicola oggi, 12 agosto 2010

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