Lombardo lancia il governo del presidente

La proposta: assessori scelti dal governatore, in una giunta aperta a tutti, pro e contro Berlusconi

PALERMO. Un governo del presidente, con assessori scelti da lui, aperto a chi ci sta e trasversale rispetto al dualismo pro e contro Berlusconi: è la proposta di Raffaele Lombardo per il suo quarto esecutivo. Intanto l’incontro tra Berlusconi e Miccichè si è chiuso con un altro rinvio: la decisione sulla spaccatura del Pdl siciliano sarà presa a settembre, ha deciso il premier.
Insomma, nessun ultimatum al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, che di fatto trova legittimazione pure nel suo sostegno a Lombardo, nonostante quest’ultimo, a livello nazionale, stia procurando grattacapi a Berlusconi. Tutto ciò mentre ieri, a Palazzo dei Normanni, un vertice tra i leader regionali di Udc e Pd ha avuto come epilogo «un'analisi condivisa sulla grave crisi che attraversa la regione». I due partiti, infatti, sollecitano «un nuovo governo in grado di affrontare le emergenze economiche e sociali aggravate dalle politiche antimeridionaliste e dagli effetti della recente manovra Tremonti e per dar vita ad un processo di riforme per un vero cambiamento della Sicilia».
«Aspettiamo una proposta di Lombardo, siamo pronti a discuterla purchè non preveda alleanze né con il Pdl lealista né con quello di Miccichè», afferma Giuseppe Lupo (Pd), bocciando un governo di salute pubblica: «Puntiamo ad una coalizione riformista, di centro-sinistra». Aggiunge Rudy Maira (Udc): «Con il Pd stiamo avviando un dialogo sul tema delle vere riforme, finora non realizzate. Lombardo punta ad un governo del presidente, magari con tutti tecnici? È un escamotage per far stare insieme Pdl Sicilia e Pd. Dubito, tuttavia, che Miccichè possa convincersi a mettere da parte i suoi deputati-assessori. E un governo di soli tecnici rischia di trasformarsi in un monocolore Lombardo». «Tecnici o no si vedrà, di certo il governatore vuole proseguire nel solco delle riforme- afferma Giovanni Pistorio, senatore Mpa - Sarà Lombardo direttamente a scegliere gli assessori, sottraendosi alla negoziazione politica. Si parte del programma, non da contrapposizioni e pregiudizi come i veti tra berlusconiani ed anti- berlusconiani. I conti si faranno in aula all’ Ars e lì Lombardo è molto fiducioso».
Quanto al quadro delle possibile alleanze, Pistorio è lapidario: «Pure con Udc e Pd, se condivideranno il percorso. Mi sembra improbabile, invece, che i lealisti del Pdl possano scendere dalle posizioni in cui si sono arroccati». Replica Giuseppe Castiglione, co-coordinatore regionale del Pdl: «Dal governo di Lombardo a quello del presidente: non mi pare si prospetti una grande novità. Noi siamo orgogliosi di non farne parte». Infine Cateno De Luca (Gruppo Confederato per la Sicilia) sollecita «un governo di responsabilità che coinvolga tutte le forze politiche dell’Ars».

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