Caltanissetta, Ato rifiuti: avvisi di garanizia a 4 membri del Cda

Per loro l'accusa è di false comunicazioni sociali, abuso dei poteri e violazione dei doveri

CALTANISSETTA. Quattro avvisi di garanzia sono stati notificati dalla Digos e dal Nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza, ai componenti del Cda dell'Ato rifiuti di Caltanissetta con l'accusa di false comunicazioni sociali, in concorso e continuato, con l'aggravante dell'abuso dei poteri e violazioni dei doveri inerenti una pubblica funzione e un pubblico servizio. I destinatari degli avvisi sono il presidente dell'Ato Giuseppe Cimino, il vicepresidente Salvatore Parenti, i componenti Antonino Baglio e Giuseppe Lupo. Secondo l'inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Amedeo Bertone e del sostituto Alessandro Aghemo, sarebbero state commesse irregolarità contabili e gestionali dei bilanci 2005-2006-2007 dell'Ato Ambiente CL1 (quelli riferiti al 2008 e al 2009 non sono stati ancora approvati). L'indagine fu avviata nell'estate 2007 quando furono emesse a carico dei cittadini bollette dagli importi elevati, relative al nuovo canone Tarsu per coprire i costi di gestione e i disavanzi accumulati. Tale incarico inasprì da un lato gli utenti che inscenarono in quel periodo diverse manifestazioni di protesta, dall'altro originarono riunioni tecniche tra sindaci, amministratori e parlamentari della provincia, tra cui un consiglio comunale straordinario a Caltanissetta (il 22 agosto 2007) tenutosi per l'elevato numero di persone intervenute nel palazzetto dello sport comunale di Pian del lago, durante il quale furono esternati dubbi sulla legittimità amministrativa e contabile dei bilanci e sulla gestione complessiva dell'Ato Ambiente. "Le indagini svolte congiuntamente con la guardia di finanza - ha spiegato il dirigente della Digos Alessandro Milazzo - hanno evidenziato che i bilanci dell'Ato Ambiente riferiti egli esercizi finanziari 2006 e 2007 hanno riportato fatti materiali non rispondenti al vero, costituiti da crediti verso i Comuni corrispondenti alle somme di denaro non percepite dal servizio di gestione dei rifiuti, crediti privi dei requisiti di legge della certezza, della liquidità e della esigibilità". In particolare il deficit di gestione, per impossibilità a incassare le somme dovute dagli utenti durante l'esercizio dell'anno 2005, è stato considerato dagli amministratori come credito verso i cittadini, calcolato impropriamente con l'Iva secondo il regime della tariffa di igiene ambientale (Tia) anziché della tassa sui rifiuti solidi urbani (Tarsu), quindi senza Iva.

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