Palermo, Amap: è guerra ai morosi

Chi non pagherà entro pochi giorni dal primo accertamento ed è in difetto da più di un anno, non avrà più l’acqua a casa. Sono in 15 mila gli utenti morosi

PALERMO. È guerra ai morosi dell’Amap. E chi non paga entro pochi giorni dal primo accertamento, ed è in difetto da più di un anno, non avrà più l’acqua a casa, erogazione sospesa con effetto quasi immediato. Dopo le denunce alla Procura sugli allacci abusivi (una dozzina) arrivano anche le cifre su quanti palermitani non pagano le bollette dell’acqua. Si tratta, al momento, di 15 mila casi su un totale di 125 mila utenti, circa il 12 per cento. Che comunque pesano parecchio sui conti dell’azienda, ovvero 30 milioni di euro. «Un terzo, 10 milioni, devono essere pagati dall’Iacp - tiene a puntualizzare il presidente dell’Amap Vincenzo Cannatella - e si tratta di inquilini di case popolari dove l’Istituto trova difficoltà nella riscossione. In ogni caso la nuova linea dura avviata dall’Amap sta dando i suoi risultati. Se prima viaggiavamo al limite della scopertura finanziaria, oggi la situazione è migliorata». Tutto merito del «progetto obiettivo», un accordo con i sindacati attraverso cui è stata allestita una squadra di dipendenti, circa 90, con l’obiettivo di stanare i morosi e farli pagare. Un accordo che, nell’ambito delle norme contrattuali, ha previsto anche un incentivo per gli stessi dipendenti dell’Amap. «Il progetto obiettivo - riprende Cannatella - è partito il mese scorso, ad agosto sarà sospeso e riavvieremo le operazioni di controllo a settembre. L’idea è quella di evitare allacci abusivi e di avere un tasso di morosità fisiologico. E poi - annuncia il presidente - stiamo definendo un sistema informatico che consentirà di monitorare tutte le attività commerciali con controlli mirati, specifici e continui. Non possiamo permettere che grandi utenti paghino in ritardo o non paghino affatto per l’erogazione dell’acqua». Un sistema informatico che servirà anche a chiarire quando le utenze - e sono casi frequenti - non corrispondono al legittimo inquilino delle abitazioni. «Magari la voltura non è stata fatta - dice Cannatella - e l’azienda ha perseguito così utenti che invece non c’entrano». Ed in questa caccia ai morosi sono pure emersi casi inaspettati di utenze che non pagavano con regolarità come qualche grande albeergo e qualche noto ristoratore. «Niente nomi ovviamente - spiega ancora Cannatella - ma solo un modo per dire quanto il fenomeno sia diffuso».

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