A tu per tu sui consulenti alla Regione

Egregio Direttore,
che io abbia, come scrivete in prima pagina, il "solito vizio, il solito pelo", riferito alla nomina dei consulenti per il mio assessorato, compiuta nella misura prevista dalla legge, e anzi con un certo ritardo, è cosa che mi sorprende e mi fa, quasi, sorridere, parlando di "pelo e vizio", perché ero convinto fossero altri i miei.
È vero: ho nominato tre consulenti, così come previsto dall' art.51 della L.r. n.41 del 1985, che "autorizza gli assessori ad avvalersi per periodi determinati, in relazione a comprovate esigenze della amministrazione, di un numero di consulenti non superiore a tre, esperti in materie giuridiche, economiche, sociali od attinenti all'attività dei singoli rami di amministrazione".
Un altro esperto è stato nominato, secondo legge, per il Sepicos, il servizio di controllo strategico della performance dei dirigenti generali.
Tali incarichi, di cui avete scritto ora come una vostra "scoperta", sono stati conferiti oltre un mese fa e, nella massima trasparenza, sono pubblici, così come ogni curriculum, proprio perché lo ha voluto il governo Lombardo, attraverso la pubblicazione sul sito ufficiale della Regione.
Se gli sprechi della Regione stiano nei circa 1.300 euro netti al mese, e omnicomprensivi, che vengono dati a quattro esperti che mi coadiuvano in aspetti diversi da quelli propri dei funzionari dell'assessorato Turismo, Sport e Spettacolo, anzi di verifica e controllo del loro operato, lo confesso, sono colpevole e ho contribuito a tale sperpero, dotandomi delle figure consentite dalla normativa di riferimento.
Ma alla stessa stregua sono colpevole perché, come mi consente la legge, ho effettuato campagne di comunicazione istituzionale sui quotidiani e periodici siciliani, cosa anche questa che continueremo a fare.
Infine le comunico che noi non utilizziamo né "long list" nè altri stratagemmi, e abbiamo comunque deciso di non avvalerci neanche della possibilità di rimborso spese per gli stessi consulenti, nonostante questo sia previsto da una deliberazione di giunta degli anni '90, mai aggiornata, e proprio per evitare maggiori aggravi di spese.
Con stima.
Nino Strano, assessore regionale al Turismo

1 Nessuno ha scritto di divieti legali all'ingaggio di consulenti. Figuriamoci. Ponevamo solo un problema di opportunità: visto che, in tutta Europa (Italia compresa) sono in corso gigantesche manovre di risanamento dei conti pubblici non era il caso di dare il buon esempio rinunciando a una spesa pur legittima? Del resto è proprio risparmiando e dando segnali di cambiamento, ristrutturando i suoi costi, che la Regione può ottenere, con i tempi che corrono, attenzione e solidarietà altrove.
2 Se proprio i consulenti sono indispensabili non è il caso di spiegare bene perché? Di illustrare le ragioni per cui preferire le loro prestazioni a quelle dei dipendenti in organico che, come lei sa, assessore, sono molti. Anzi moltissimi. E non è il caso di rendere pubblici e precisi i curricula degli incaricati? Le procedure attuali non consentono tanta chiarezza. Forse lo sarebbero quelle indicate dal presidente di Confindustria Ivan Lo Bello (in una intervista al Giornale di Sicilia del 20 luglio). In questo modo si riuscirebbe a capire esattamente a che cosa servono i collaboratori. Del resto che ci siano state esagerazioni o scelte improproprie mi pare lo riconosca oggi lo stesso presidente Lombardo. Solo una domanda in proposito: se sono così bravi da meritare la chiamata perché si accontentano di 1.300 euro al mese? Mai possibile che professionisti di tanto valore non trovino sul mercato ingaggi adeguati alla loro preparazione?
3 Infine un accenno alla pubblicità. Su questo punto caro assessore, occorre essere chiari. Molto chiari. Bisogna stabilire a che cosa servono le campagne di comunicazione promosse dalla Regione. Se hanno lo scopo di far conoscere meglio la Sicilia non si capisce perché l'assessore ne faccia cenno nella lettera. Fanno parte dell'attività istituzionale e dunque sono un investimento a favore del territorio. Se invece non si tratta di investimenti ma di spese di relazioni per ottenere la benevolenza dei giornali, la prego assessore, dimostra di non capire. Spese di quel genere non sono per noi.
Nino Sunseri

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