Strage in Uganda, il salto di qualità di una corsa al terrore

C’è una logica - posto che di logica si possa parlare - nei due attentati di Kampala in Uganda. Si tratta di due azioni simultanee, e in ritrovi frequentati da stranieri; inoltre gran parte delle vittime stavano seguendo la finale dei Mondiali, evento "maledetto" dai qaedisti.
Il "messaggio" è di trasparente lettura: siamo in condizione di colpire ovunque, e nessuno dei luoghi che consideriamo "impuri", frequentati da "infedeli" può considerarsi al sicuro. La successione degli attentati accredita l'idea di una potenza organizzativa e l'entità della strage una indubbia disponibilità di mezzi e una padronanza nell'utilizzarli. Aver colpito poi un ristorante etiope di Kampala ha anche un'altra possibile lettura, non necessariamente alternativa, anzi complementare. Etiopia e Uganda da sempre sono considerati paesi nemici dal movimento Shabab, il movimento islamista guidato da Sheikh Issa che da tempo spadroneggia in Somalia. Se dovesse risultare confermato che negli attentati di Kampala c'è la mano di Shabab, sarebbe la prima volta che questo gruppo colpisce fuori dai confini somali.
Nata da una costola della formazione radicale al-Ittihad al-Islami, al-Shabab ha una storia piuttosto controversa. Ha cominciato a far parlare di sé con una certa insistenza nel 2005, trovando la definitiva "istituzionalizzazione" all'interno della formazione dell'Unione delle Corti Islamiche (Uci) sotto il nome di Haraka al-Shabab (partito dei giovani). Dal punto di vista "ideologico" spazia dall'islamismo al nazionalismo, e costituisce da sempre una sorta di "avanguardia" dell'Uci, soprattutto da un punto di vista militare. Molti dei suoi leader vantano esperienze o parentele nell'ex-esercito nazionale somalo e sembrano provenire da regioni diverse, comprese quelle scissioniste settentrionali, come il Somaliland. Integralisti, ma questo non impedisce al movimento degli Shabab di arruolare nelle sue fila centinaia di giovani donne.
"Somaliamemo", il sito vicino ai Giovani Mujahidin di Shabab ha riferito di reclutamenti massicci delle miliziane islamiche in corso nelle aree controllate della capitale Mogadiscio, ma anche a Chisimaio e a Belet Huen, facendo ricorso anche ai forum di al-Qaeda.
Il 6 luglio scorso lo sceicco Mukhtar Robow, leader del gruppo armato somalo vicino ad Al Qaeda ma sostenuto anche dall'Eritrea e da finanziamenti provenienti dai paesi della Penisola Arabica, aveva annunciato la nascita di "un battaglione di donne jihadiste, fedeli ai Giovani Mujahidin, pronto al Jihad”. Secondo lo sceicco, veterano dell'Afghanistan, "si tratta di giovani donne addestrate alla guerra santa, che sono pronte a scendere in campo per combattere al nostro fianco contro le milizie del governo apostata".
L'ombra del terrorismo è stato il convitato di pietra di questo campionato del mondo in Sudafrica: una serie di attentati che si sarebbero dovuti compiere nelle township nere, sono stati sventati dalla polizia sudafricana; e proprio per consentire che le partite si svolgessero in piena tranquillità il Sudafrica ha schierato 44 mila agenti di polizia per tutelare la sicurezza delle delegazioni straniere e della competizione e stanziato oltre 60 milioni di euro.
Il sito internet "Mushtaqun Lel Jannah" (”desiderio di paradiso”), a suo tempo diffuse un messaggio inquietante: "Quanto sarebbe fantastico sentire il suono di un'esplosione nel bel mezzo della partita tra Inghilterra e Usa, vedere saltare per aria uno stadio stracolmo e contare decine, centinaia di morti. Allah volendo".
Nel mirino dei terroristi, che si firmano genericamente al Qaeda, c'era la partita più monitorata del Mondiale: Inghilterra-Usa; e già a metà gennaio la gara era oggetto delle "attenzioni" dei militanti di Shabaab, i somali legati anche al riuscito attentato contro il pullman del Togo in Coppa d'Africa. In particolare si ipotizzava una massiccia immigrazione illegale di terroristi dormienti decisi a stare in disparte fino alla Coppa del Mondo.
Per tornare alla strage di Kampala: gli estremisti somali cercano evidentemente di allargare la loro area di operazione. Hanno accolto volontari dall'Occidente - anche americani - e dai paesi arabi, stabilito rapporti con gli islamisti yemeniti, ospitato cellule dichiaratamente qaediste. La strage ugandese può rappresentare il salto di qualità nella corsa al terrore.

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