Povero italiano, sempre più bistrattato

Il dibattito sulla lingua italiana è sempre aperto. Cacciata dalle assisi europee, la nostra lingua continua a trovare un gradimento elevato nelle università straniere, ma in Italia è sempre bistrattata, maltrattata, talvolta «violentata» dai neologismi e dagli anglismi. La domanda è sempre la stessa: dove sta andando l'italiano? La risposta di un linguista e critico letterario, Gian Luigi Beccaria (Il mare in un imbuto, Einaudi), è chiara: «Il mare della nostra ricca, duttile, stratificata, bellissima lingua, si dissecca spesso nelle strettoie dei rigagnoli magri». Molti settori però stanno imboccando vie opposte. Anche nella narrativa si simula troppo il parlato. Diceva Calvino: è meglio potare il troppo e lo spreco per riuscire a «far passare il mare in un imbuto», fissare un certo numero di mezzi espressivi e con quelli cercare di dire qualcosa di meno generico, più ricco e complesso. L'autore si sofferma anche sulla grammatica («che non è un vangelo»), sui dubbi quotidiani di lingua, sulle locuzioni idiomatiche, sull'uso dei dialetti e sull'anglomania in corso.
Sugli stessi temi disserta, anche in modo divertente, un italianista estroverso,Massimo Birattari (Italiano per chiunque usi la penna. Corso di sopravvivenza, Ponte alle Grazie). Più scriviamo,anche solo sms o email, commenti su siti web, ecc., più vediamo crescere la preoccupazione sullo stato di salute della nostra lingua. Si moltiplicano gli allarmi, le denunce, gli sos sugli errori di ortografia,sintassi e logica. Questo libro si propone di risolvere i dubbi della grammatica e di guarirci dai timori reverenziali nei confronti dell'italiano. E' qualcosa di più di un manuale pratico,quasi una grammatica per risolvere dubbi di pronuncia, ortografia, morfologia, significato, sintassi e punteggiatura. Un lavoro complesso, quello di Birattari,che ci fa capire - se ci impegniamo a studiare il libro - la complessità di una lingua affascinante.
Due docenti di italiano, Luca Serianni e Giuseppe Benedetti (Scritti sui banchi - L'italiano a scuola tra alunni e insegnanti, Carocci), analizzano le «competenze linguistiche» che la scuola si propone, l'ottica prescelta per i temi in classe, il rapporto con gli altri usi della lingua. Il corpo centrale di questo libro si fonda su un gruppo di temi in classe corretti da oltre cento insegnanti diversi della della scuola superiore in diverse regioni italiane. L'italiano dei compiti in classe viene analizzato da insegnanti che hanno una lunga esperienza sul campo. Si tratta di un progetto condiviso dai docenti che,nei primi capitoli, disegnano la fisionomia del «tema» della scuola italiana dal secondo Ottocento ad oggi.
Infine, due altri linguisti, si soffermano sul famigerato congiuntivo. Si tratta di due vecchie volpi della lingua italiana (Valeria Della Valle, docente di linguistica italiana all'Università La Sapienza e Giuseppe Patota, professore di storia della lingua italiana all'Università di Siena), che hanno all'attivo molti saggi su questa materia. Ora, in Viva il congiuntivo! (Sperling & Kupfer), si soffermano sullo spauracchio degli studenti (e non solo), rappresentato proprio dal congiuntivo. Persino fra gli studiosi e i docenti c'è chi è convinto che sia meglio farlo sparire dalla nostra lingua. Ma gli autori spiegano con convinzione che il congiuntivo è più vivo che mai,dimostrandolo con una inoppugnabile documentazione,con la storia, gli usi, gli abusi e le ragioni che lo hanno reso impopolare. Per fortuna hanno inserito anche le regole che consentono di utilizzarlo senza incertezze. Un libro divertente, ma anche utile per scongiurare il pericolo di un uso scorretto ed esilarante del congiuntivo. Per consolarci anche grandi scrittori e letterati (come Dante Alighieri, Giovanni Boccaccio, Giovan Battista Vico e Giacomo Leopardi) hanno commesso errori da matita blu. Ma grazie a questi due linguisti ora saremo in grado di «curarci» dal male da congiuntivo usato in modo errato.

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