Processo “Alta mafia”, assolti due tecnici di Canicattì

Scagionati Carmelo Giardina ed Antonino Tricoli, accusati di abuso in atti d'ufficio e già condannati. Nell’inchiesta coinvolto anche il sindaco Antonio Scrimali

CANICATTÌ. Nuovo pronunciamento della terza sezione della Corte d'appello di Palermo, su sentenza di rinvio della Cassazione, nell'ambito del processo scaturito dall'operazione “Alta mafia” che, nel marzo 2004, portò in carcere più di 40 persone, tra le province di Agrigento, Caltanissetta e Palermo: in manette finirono imprenditori, politici, il sindaco di Canicattì, Antonio Scrimali, ed il parlamentare regionale Vincenzo Lo Giudice. Adesso sono stati definitivamente assolti gli architetti Carmelo Giardina ed Antonino Tricoli di Canicattì, che erano accusati di abuso in atti d'ufficio e già condannati rispettivamente ad un anno e ad 8 mesi. I giudici oggi hanno confermato, invece, l'assoluzione nei confronti dei canicattinesi Giovanna e Salvatore Calderaro, Diego Guarneri e Giuseppina Maria Rita Cuscio, che erano accusati di fittizia intestazione di beni.
Non si dovrà procedere nei confronti dell'imprenditore edile Calogero Russello di Agrigento, nel frattempo deceduto.
Confermate, invece, le condanne per Calogero Calderaro, per l'imprenditore Calogero 'Gioacchino' Guarneri, per i figli Luigi e Francesco, tutti accusati di fittizia intestazione di beni a favore di presunti esponenti mafiosi di Canicattì.
I dettagli nell’edizione di Agrigento del Giornale di Sicilia in edicola oggi.

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