Comuni siciliani, pochi investimenti e troppe spese per stipendi

I dipendenti municipali costano alle amministrazioni dell'Isola un miliardo e 700 euro l'anno. Al personale il 42% delle somme disponibili contro il 32% della media nazionale

PALERMO. I Comuni siciliani spendono molto per il personale e poco in investimenti. Dati impietosi, quelli della Corte dei conti, riferiti al consuntivo 2008 e che costituiscono un record negativo in confronto con gli enti locali del resto d'Italia. Da qui il monito dei magistrati contabili: «si impone sin da subito l'attuazione di severe politiche di contenimento della spesa del personale entro limiti fisiologici».
D'altra parte i numeri parlano chiaro: i Comuni della nostra regione hanno destinato nel 2008 agli stipendi dei propri addetti (compresi i precari) 1 miliardo e 710 milioni di euro, vale a dire oltre il 42 per cento della spesa corrente, a fronte di una media nazionale inferiore di ben dieci punti in percentuale e di una media delle altre regioni a statuto speciale prossima al 36 per cento.
La Corte dei conti sottolinea che i valori registrati sono molto eterogenei: ad esempio, si tocca una punta del 70,45 per cento di incidenza a Comitini, in provincia di Agrigento. Peraltro il dato è certamente per difetto, in quanto la spesa per il personale precario talvolta è contabilizzato dai Comuni sotto altre voci. Inoltre i magistrati contabili fanno presente che in molti processi di esternalizzazione dei servizi al trasferimento di questi non ha fatto seguito il trasferimento del personale ad essi prima adibiti. Risultato: «Un'evidente duplicazione dei costi».
Secondo la Corte dei conti, quindi, «percentuali di incidenza della spesa del personale così elevate evidenziano un fattore di forte criticità che richiede urgenti politiche di contenimento della spesa, nell'ottica di un più efficiente e razionale utilizzo delle risorse pubbliche». Scorporando il dato provincia per provincia, emerge che l'incidenza delle spese del personale tocca il punto più alto nei Comuni dell'Ennese con il 49,18 per cento. A seguire gli enti locali dei territori di Agrigento (47,64 per cento), Messina (43,47), Caltanissetta (42,79), Trapani (41,92), Palermo (41,54), Catania (40,78), Ragusa (39,66) e Siracusa (37,94). Quanto alla spesa di personale pro capite, la media siciliana è molto alta: 379 euro, con dati pure stavolta eterogenei che oscillano da un minimo di 135 euro (a Belpasso, nel Catanese) a un massimo di addirittura 2.144 euro (Roccafiorita, in provincia di Messina). Un sovradimensionamento, quello delle spese del personale, che secondo la Corte dei Conti «assume connotati ancora più critici tenuto conto del fatto che a questo incremento, talvolta ad di fuori di una logica programmatoria, non ha fatto seguito l'accertamento di un corrispondente incremento degli standard qualitativi e quantitativi dei servizi erogati».
Non solo: «L'abnorme dilatazione della spesa corrente lascia esigui margini della spesa di investimento». Anche in questo caso i dati parlano chiaro: nel 2008 i Comuni siciliani hanno impegnato su questo versante soltanto 765 milioni di euro, vale a dire il 16 per cento delle spese totali a fronte di una media nazionale del 31 per cento.
Pro capite la spesa media dei Comuni per gli investimenti è di neppure 170 euro, di gran lunga la più bassa in Italia (la media nazionale è 381 euro). E se il dato più alto nel 2008 si registra a Roccamena (2.397 euro pro capite), un altro Comune nel Palermitano, cioè Lercara Friddi, ha il triste primato di zero euro pro capite in investimenti. Il commento finale della Corte dei conti è impietoso per i Comuni siciliani: «Un livello così anormalmente basso di investimenti, che si attesta sui minimi nazionali e diviene addirittura nullo in alcune realtà locali, reca un grave pregiudizio alla crescita economica».

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