Manager licenziati dalla Regione: altro ruolo o andremo dal giudice

Strappo tra gli ormai ex dirigenti e Palazzo d'Orleans. Monterosso: "Vicenda piena di ombre, la magistratura saprà chiarire"

PALERMO. Finirà davanti a un giudice il licenziamento dei manager esterni. Lo dà per certo Patrizia Monterosso, non lo esclude nemmeno Nicola Vernuccio. Tacciono invece Rossana Interlandi e Mario Zappia. Anche se sono già partite le trattative per trovare altri incarichi ai super burocrati senza più poltrona.
La Monterosso, ormai ex dirigente della Formazione professionale, aveva già dato mandato all’amministrativista Salvatore Raimondi di preparare un dossier che legittimasse la sua permanenza in carica. A strappo avvenuto la dirigente non nasconde la delusione: «Provo tanta amarezza. È una decisione che mi lascia profondamente perplessa. Ci sono tante zone d’ombra in questa vicenda e sono certa che la magistratura saprà chiarirle». Il tribunale potrebbe essere coinvolto non solo in sede civile: «Se la mia sostituzione fosse dettata solo dallo spoil system, potrei anche capirlo. Ma qui c’è il mancato rispetto di norme di legge. E forse anche abuso d’ufficio». In quest’ultimo caso è la magistratura penale che dovrebbe essere attivata dalla Monterosso.
La dirigente che si è occupata anche della programmazione della spesa del Fondo sociale europeo difende il suo operato: «Quando mi è stato affidato questo incarico, a settembre 2008, c’era una percentuale di errore nella redazione dei bandi del 57%. Lascio l’incarico con una percentuale scesa all’1,15%. E sulla formazione ho contribuito a fare chiarezza sulle spese degli enti e la trasparenza del settore». Nemmeno le indiscrezioni su possibili futuri incarichi da assessore in eventuali governi tecnici hanno mitigato la delusione della Monterosso, in passato vicina alla corrente forzista di Gianfranco Miccichè e più recentemente avvicinatasi a Leanza (Mpa): «Con Lombardo c’è stato un rapporto normale. In questo caso la partita l’ha giocata tutta Centorrino». L’assessore alla Formazione, vicino al Pd, ha fin dall’inizio messo per iscritto che a suo giudizio la Monterosso non ha i titoli.
Controversa la lettura politica della mossa maturata in giunta. Perchè se gli apprezzamenti alla Monterosso erano trasversali (da pezzi del Pd all’Udc e al Pdl) è pur vero che sotto la scure della giunta sono cadute le teste di tre manager targati Mpa. Rossana Interlandi è stata leader nisseno del partito di Lombardo. Mario Zappia è stato sindaco nel Catanese sempre per l’Mpa e lo stesso Nicola Vernuccio, braccio destro da anni del capogruppo autonomista Francesco Musotto, ha guidato l’Mpa palermitano. Tra l’altro, Lombardo non aveva anticipato a nessuno dei big del partito che si sarebbe arrivati al licenziamento.
Vernuccio non ha ancora deciso se ricorrere contro la decisione della giunta. Ma è tentato: «I presupposti ci sono tutti. Devo però valutare. Ho rispetto per chi mi aveva comunque nominato pochi mesi fa». Anche Vernuccio non risparmia polemiche. E il suo racconto fotografa la spaccatura in giunta: «La cosa sconvolgente è che il mio assessore, consultandosi con vari legali, aveva fatto una relazione di otto pagine in cui si assumeva la responsabilità di confermare il mio incarico. Forse è la cosa più bella di tutta questa vicenda, che un assessore che conosco da pochi mesi abbia preso questa decisione. In più c’erano anche altri pareri dell’ufficio legislativo e legale secondo cui potevo essere confermato. Anche perchè il mio incarico alla guida del partito è durato appena 3 mesi».

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