Bellolampo, un silenzio assordante

Questo è un silenzio che assorda. Che stona e fa male. È un silenzio che nasconde una grande incognita e un allarme che nessuno sembra voler raccogliere. Perché la sconcertante e irrisolta incertezza sulla reale durata della discarica di Bellolampo, prima della chiusura dei cancelli davanti ai compattatori carichi di rifiuti provenienti da Palermo e metà provincia, non è l’unico problema. Anzi, non è neanche il peggiore dei problemi. Due mesi, forse tre, probabilmente sei, magari sette: prima o poi qualcuno ci dirà quanto durerà la tanto chiacchierata quinta vasca di raccolta della spazzatura, consegnata ieri dal prefetto (e commissario per l’emergenza rifiuti) all’Amia. Vogliamo essere ottimisti? Arriveremo a sette mesi? Cioè all’inizio del 2011? Bene. E poi? Eccolo il vero nodo: cosa succederà quando, a settembre 2010 o a febbraio 2011, Bellolampo sarà out? Una domanda per la quale oggi non esiste uno straccio di risposta. E questo è intollerabile. Perché perfino la stampa internazionale prefigura un nuovo «caso Napoli» all’ombra della Conca d’oro. Eppure nessuno sembra preoccuparsene. È la latitanza dei governi che preoccupa, da quello comunale a quello regionale. Ed è per questo che oggi più che mai è il governo centrale che deve valutare l’opportunità di sostituirsi alle inadempienze, camuffate da indecisioni, tentennamenti e strategie mutate in corsa (come quelle relative ai termovalorizzatori sacrificati sull’altare dell’utopica raccolta differenziata), dei governi territoriali. Palermo si appresta a sparire sotto i rifiuti: è possibile che nessuno se ne voglia occupare per tempo?

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