Sgomberi allo Zen, una storia infinita

Lui stesso lo ha definito un «appello accorato». E quello che l’assessore all’Urbanistica Mario Milone rivolge alle forze dell’ordine affinché la telenovela delle case popolari occupate abusivamente allo Zen finisca, appare in effetti come un Sos estremo. Perché nel cantiere dell’Insula 3 sta andando in scena l’ennesima replica di una puntata già stravista: da 48 ore gli abusivi sono tornati nelle case più volte occupate e più volte sgomberate, grazie all’intervento di un grosso contingente di agenti in tenuta anti-sommossa. Che arrivano, convincono gli abusivi a mollare la presa, restano qualche giorno in zona e poi vanno via. E loro, i paladini dell’illegalità manifesta, si accampano nei pressi di quel cantiere infinito e, appena i controlli scemano, tornano imperterriti dentro le case mai del tutto completate. Non si capisce francamente a che gioco si stia giocando. Non garantire il rispetto delle leggi e delle più elementari delle regole civiche non fa che rilanciare l’immagine di uno Zen come frontiera dell’anti-Stato. Non serve spendere valanghe di denaro e fare perfino arrivare agenti da Napoli per uno sgombero, se poi ad esso non segue un controllo accurato della situazione. I vigili urbani, gli unici a presidiare il cantiere, non possono intervenire, i carabinieri si preparano a entrare nella caserma ormai quasi completata ma non possono fare altro che attendere un cenno da quel comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica a cui ora si appella l’assessore. Basterà? Quante altre puntate dovrà ancora vivere questa desolante telenovela?

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