Le "sfilate" dei giovani per i boss

«Giovani soggetti emergenti nell'ambito della criminalità nissena»... che «si proponevano come nuova leva criminale della città, essendo verosimilmente collegati a esponenti della famiglia mafiosa». Così gli investigatori hanno illustrato l'operazione "Cobra 67" che ha portato in carcere una ventina di persone che avevano dato vita a un sodalizio che si era specializzato in furti in appartamento, ricettazione, danneggiamenti a mezzo incendio a scopo intimidatorio, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti. L'aspetto significativo dell'intera vicenda è costituito più che da quello che hanno fatto - purtroppo si tratta di «fenomeni» e manifestazioni criminali piuttosto frequenti; quanto dal perché lo facevano. Arricchimento illecito, certo, ma non solo. La banda si era messa «in mostra». Da una parte occupava i «vuoti» creati dai numerosi arresti provocati dall'azione repressiva sul «campo» delle forze di polizia e da quella non meno importante, di «intelligence» di esperti in grado di ricostruire movimenti bancari, azionari e di proprietà.  Non solo: la banda, di fatto, si «esibiva» a beneficio dei «padrini», dei boss. Si può dire che le imprese delinquenziali servivano un po' da referenze; qualcosa del tipo: vedete di cosa siamo capaci? Vedete che tutto sommato siamo affidabili? Dunque, considerateci a vostra disposizione...


Un fenomeno non nuovo. Molti anni fa, si sta parlando del 1962, Leonardo Sciascia inviava al "Giorno" di Enrico Mattei e Italo Pietra una lunga corrispondenza da zone ad alta densità mafiosa (da Misilmeri a Villalba e Mussomeli) cronache davvero esemplari. Raccontava, Sciascia, di una mafia «ormai tranquilla, agiata», che faceva di tutto per non richiamare l'attenzione sul paese, e che «saggiamente» riteneva di doversi accontentare del benessere di cui godeva; e parallela si affermava, nasceva un'altra, più giovane mafia, sgomitante e vogliosa di affermarsi: «E' l'eterna questione dei vecchi e dei giovani; e in questo caso, della vecchia e della nuova mafia; che ancora, per prudenza e quieto vivere dei "vecchi", non sono entrati in conflitto aperto, ma pare che tra non molto, e non soltanto a Misilmeri, finiranno con l'affrontarsi. Secondo alcuni, i tempi di questo inevitabile conflitto saranno anticipati dagli interventi della polizia. Se la polizia darà qualche fastidio ai "vecchi", per essere lasciati tranquilli questi finiranno col perdere la pazienza con i giovani; e ci sarà quello che l'ex investigatore della Pinkerton Dashiell Hammett, autore di celebri romanzi polizieschi, chiama "il raccolto rosso", cioè il raccolto di sangue che la polizia di solito previene quando riesce, con poco sforzo, a mettere in guerra tra loro due gruppi o due generazioni di mafie...». Sciascia concludeva il suo ragionamento e la sua analisi sostenendo che a ogni modo «...la vittoria resterà inevitabilmente, come già in altri luoghi, in altre zone della Sicilia, è avvenuto, tra i giovani».  Se questa è la «logica», i possibili sviluppi sono solo due: o tra i «vecchi» e i «giovani» si raggiunge un accordo; oppure scoppia un conflitto. L'intervento delle forze di polizia si è introdotto come un cuneo rompendo, se vogliamo dirla in modo prosaico, le classiche uova nel paniere. «Rottura» benedetta, ed è auspicabile che porti in dote ulteriori successi investigativi. Impedire, con questo tipo di «frittate», i possibili connubi delinquenziali tra «vecchi» mafiosi e «giovani» criminali che aspirano ad accedere nell'olimpo delle cosche, è la migliore certificazione del buon lavoro di magistrati e forze di polizia.

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