La ragione degli esseri umani

Ci sono vicende che rivelano, in modo più evidente di altre, che gli esseri umani non sono fatti di sola ragione. Vicende in cui, anzi, la logica viene del tutto lasciata da parte, per seguire gli impulsi di desideri e di paure primordiali, che per un momento prevalgono su ogni considerazione razionale suggerita dal buon senso. Il rapimento del piccolo Luca Cioffi è una di queste. La rapitrice, Annarita Bonocore, ha compiuto il suo gesto, a quanto sembra, non tanto per desiderio di un figlio - ne ha già due - , quanto per paura di deludere il compagno, a cui aveva nascosto di aver perduto quello che attendeva da lui. Un inganno assurdo, realizzato a un prezzo altissimo per un'altra famiglia e per la stessa protagonista, e per di più destinato ad essere, in tempi brevi, svelato con estrema facilità. Se questa ricostruzione si rivelerà esatta, è stata l'angoscia di poter essere abbandonata dall'uomo a cui voleva bene ad accecare Annarita Bonocore, fino al punto di farle perdere di vista la realtà e da farle architettare questo piano impossibile. E così, l'Italia intera è stata per alcune ore col fiato sospeso. La crisi economica, l'innalzamento dell'età pensionabile per le donne, perfino i preparativi della nazionale di calcio e il calcio-mercato, sono passati in seconda linea davanti al dramma di questo bambino, nato da appena quattro ore e già vittima della violenza che caratterizza il nostro mondo, ritenuto civile, ma per tanti versi così selvaggio.  Una reazione collettiva che certamente fa onore all'umanità di un'opinione pubblica spesso calamitata da passioni assai meno nobili e che va perciò salutata con gioia, come un segnale che neppure le alte dosi di superficialità e di banalità, vigorosamente indotte quotidianamente da tanti messaggi e spettacoli mediatici, possono cancellare i sentimenti più profondi dell'essere umano, tra i quali la tenerezza nei confronti dei bambini, in particolare dei neonati, ha da sempre un posto importante. Eppure, a questo riconoscimento non si può non accompagnare un senso di disagio, se si riflette sull'incongruenza di una simile reazione emotiva rispetto all'abituale insensibilità di questa stessa opinione pubblica, di fronte alle violenze di cui sono vittima, ogni giorno, non solo uno, ma migliaia, centinaia di migliaia di bambini, in tutto il pianeta e nel nostro stesso Paese. Perché sono centinaia di migliaia i piccoli che muoiono su tutto il nostro pianeta di fame, di sete, per mancanza di cure elementari che costerebbero pochi spiccioli. E sono tanti anche quelli che vengono eliminati, con grande sofferenza, prima della nascita, dalle loro stesse madri, spesso lasciate sole ad affrontare problemi più grandi di loro. La nostra società ha ritenuto più facile dare loro il diritto di uccidere il proprio bambino, pagandone il costo altissimo che per una donna ciò sempre comporta, che quello di lasciarlo nascere, col sostegno attivo di tutta la comunità.  Ma questa non è una notizia. Nell'uno e nell'altro caso, i mass media non lanciano alcun allarme, non mandano in onda nessuna foto delle vittime, non parlano dell'angoscia dei genitori. Al contrario, fanno del loro meglio per anestetizzare la coscienza collettiva con una profluvie di messaggi che non danno neppure il tempo di fermarsi a riflettere. Eppure si tratta di bambini, nati o non ancora nati, del tutto simili a Luca.
Forse non è solo ad Annarita Bonocore che dovremmo attribuire uno scarso rispetto della logica. Solo che nel suo caso è stata la passione a farle perdere la ragione e il senso della realtà, nel nostro è - molto peggio! - l'indifferenza. E ora siamo qui a gioire sinceramente per il lieto fine della vicenda di Nocera Inferiore, pronti a rituffarci nei programmi d'intrattenimento e nelle notizie del calcio-mercato, in attesa che un nuovo caso di cronaca - come questo, o come è stato il delitto di Cogne - irrompa nelle nostre case, veicolato dalle esigenze di audience della televisione, e ci faccia ancora trepidare per la sorte di un bambino.

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