La rivoluzione liberale di Berlusconi

Finalmente parte la rivoluzione liberale promessa da Silvio Berlusconi. Se davvero la svolta annunciata ieri dal ministro Tremonti dovesse tradursi in fatti concreti si potrebbe anche ringraziare l'attuale crisi economica. Forse è vero che il Paese ne uscirà più forte di prima.
Certo il progetto è ambizioso. Una misura straordinaria per la libertà di impresa attraverso la modifica dell'articolo 41 della Costituzione. Un intervento senza precedenti. Una misura che farebbe impallidire il ricordo delle "lenzuolate" di Bersani. Tanto più che i provvedimenti dell'ex ministro e oggi segretario del Pd erano molto incisivi nella forma. Privi di denti nella sostanza.
Il provvedimento studiato da Tremonti dovrebbe portare a una sospensione di due-tre anni delle autorizzazioni per le piccole e medie imprese, la ricerca e le attività artigiane. Il titolare di Via XX Settembre pensa a un provvedimento sotto forma di legge costituzionale limitato all'economia reale e non alla finanza. Una radicale e totale autocertificazione per le piccole e medie imprese, l'artigianato e la ricerca con controlli e verifica solo nella fase successiva. Nella buona sostanza l'intervento si tradurrebbe in un taglio netto alla burocrazia. Sarebbe uno strumento per alleggerire un macigno da 11,5 miliardi che pesa sul sistema produttivo secondo i calcoli degli Artigiani di Mestre .
Costi (e tempo) che le imprese devono sostenere per far fronte alla gestione del personale, al disbrigo delle pratiche fiscali, alla formazione e agli adempimenti da osservare in materia di sicurezza e ambiente.
«La burocrazia costa alle pmi italiane quasi un punto di Pil - dice Giuseppe Bortolussi segretario dell'Associazione artigiani di Mestre -. A pagare il conto più salato sono le micro imprese sotto i 10 addetti che costituiscono il 95% del totale delle imprese italiane».
Una cifra da capogiro che, purtroppo, colpisce in maniera più pesante le micro imprese. A cominciare dal costo medio annuo per ciascun addetto. Per le realtà produttive minori, quelle con un numero di dipendenti che va da 3 a 9, la somma tocca i 1.587 euro a dipendente, contro una media nazionale pari a 1.226 euro.
Scende, invece, a 1.445 euro per le imprese incluse nella classe di addetti tra i 10 e i 19 dipendenti, a 1.035 per quelle contenute tra i 20 e i 49 addetti e scende a 720 euro per quelle che ricadono nella classe tra i 50 e i 499 addetti. Uno spreco reale cui, si spera, l'intervento di Tremonti metterà un argine. Poteva anche arrivare prima. Comunque anche così è sempre meglio del mai.

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