Contratti dei regionali a rischio, Chinnici: niente fondi

L’assessore al Personale: “Mi sembra complicato che si possano rinnovare prima di tre anni”

PALERMO. Non ci sono i soldi per il rinnovo del contratto dei dipendenti regionali. Mentre per la stabilizzazione dei precari già in servizio negli assessorati si dovrà ricorrere a un concorso pubblico che lascerà loro solo una riserva del 50%: il tutto viaggerà in un disegno di legge pronto entro un mese.
L’assessore al Personale e alle Autonomie locali, Caterina Chinnici, ha fissato la tabella di marcia da qui a fine giugno.

I sindacati le chiedono da mesi di convocare l’Aran e dare le direttive per il rinnovo del contratto di categoria. Quando lo farà?
«Non c’è la copertura finanziaria per i rinnovi dei contratti dei funzionari e dei dirigenti. Entrambi sono scaduti e servirebbero 30 milioni. Inoltre, credo che l’eventuale rinnovo resterebbe impigliato nelle maglie del blocco degli aumenti che il governo nazionale sta per varare. Mi sembra complicato che si possano rinnovare i contratti prima di tre anni».

E le stabilizzazioni dei 4.500 precari degli assessorati?
«In Finanziaria abbiamo approvato la pianta organica. Ma la norma prevedeva altri passaggi che sono stati impugnati dal Commissario dello Stato. Per avviare le stabilizzazioni bisognerà tornare in aula e varare una legge organica sul personale. Ci stiamo già lavorando, sarà pronta entro giugno».

Cosa prevede?
«Al momento non possiamo non prevedere un concorso aperto a tutti. Direi che si tratterà di una selezione per titoli in cui il 50% dei posti liberi sarà riservato ai precari già in servizio nelle fasce A e B. Mi rendo conto che in questo modo saranno garanti solo in 2.200 degli attuali precari. Ma stiamo approfondendo le opzioni da mettere in campo».

Ha parlato di un disegno di legge organico sul personale. Ce n’era già uno predisposto dal Lombardo bis, che prevedeva anche i prepensionamenti. Non va più bene?
«C’è già uno studio degli uffici che prevede un certo sfoltimento degli organici attraverso i normali pensionamenti. Da qui al 2015 andranno via in 2 mila ed entro il 2020 lasceranno gli uffici altri 4.800 funzionari. Non ci sarà bisogno dei prepensionamenti e il vecchio testo comunque non raggiungerebbe lo scopo».

Lei si è trovata a gestire l’attuazione della riforma degli assessorati. Come sta andando?
«Nell’ultima riunione di giunta abbiamo deciso una proroga fino al 30 giugno del termine per ridisegnare la mappa degli uffici interni ai dipartimenti. Dopo il riordino delle deleghe, a gennaio, la macchina ha faticato a partire e c’è un evidente ritardo. Ma è pur vero che ci sono troppe cose da fare, e tutte insieme».

Parliamo dei Comuni. In questi giorni sembra che tutto ruoti intorno ai loro precari. Ma, contratti a parte, qual è la situazione? Che stagione li aspetta?
«Abbiamo garantito gli stessi fondi dello scorso anno. E già questo è un miracolo. Ma è chiaro che ora più che mai occorre grande attenzione nella spesa. I soldi garantiti non basteranno per tutto quello che si è pagato fino a ora. I sindaci saranno chiamati a delle scelte e io suggerisco di rinunciare a iniziative che producono consenso, privilegiando invece il finanziamento di servizi alla collettività».

Quali sono i provvedimenti che sta per firmare?
«Stiamo per assegnare alle 55 unioni di Comuni i 5 milioni di contributi annuali. Entro la fine dell’estate assegneremo anche 14 milioni per le attività sociali e 4 per riparare i danni da calamità, gli uffici stanno esaminando le domande in questi giorni. Ma dovrò anche nominare circa 250 commissari in altrettanti Comuni che non hanno ancora approvato il rendiconto del 2009. Il 7 giugno convocherò anche la conferenza Regione-autonomie locali per decidere la distribuzione di tutti gli altri finanziamenti annuali».

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