Sicilia, Politica

Stancanelli: il fiore all'occhiello? La rinascita del Campo San Teodoro a Librino

Il primo cittadino: "Tra le opere della mia giunta è quella che ricordo con maggior affetto. Era vandalizzato, ora è luogo di aggregazione e svago per 400 ragazzi"

Proseguiamo con il primo cittadino di Catania, Raffaele Stancanelli, la serie “Cose da sindaco”. Un’intervista rilasciata al Giornale di Sicilia in cui il politico racconta la cosa migliore che ha fatto nel corso della sua carriera, la decisione presa di cui va maggiormente fiero e da cui ha avuto origine l’iniziativa più bella. La serie nel corso dei prossimi giorni avrà come protagonisti anche gli altri sindaci dell’Isola. Quando tutte le testimonianze verranno raccolte, sulla home page di www.gds.it sarà possibile votare tramite un sondaggio e scegliere l’iniziativa da sindaco che più si è preferita tra quelle raccontate.


CATANIA. Il «campetto di Suor Lucia» fa luccicare gli occhi di ghiaccio di Raffaele Stancanelli. Sindaco di Catania da due anni – «in verità, sono 23 mesi da poco compiuti» – e senatore del Pdl, Stancanelli ha ereditato un Comune sull’orlo del baratro finanziario e ha scongiurato il peggio. Eppure, non è questa la “cosa più bella” della sua gestione cittadina ma la riapertura di un impianto sportivo a Librino, quartiere-simbolo delle periferie urbane scelto da suor Lucia Siragusa come “terra di missione” per la sua Opera salesiana.

Sindaco Stancanelli, se dovesse mettersi un fiore all’occhiello per questo suo primo periodo di amministrazione comunale, cosa sceglierebbe?
«Aver evitato il dissesto è stata l’impresa più difficile, anche perché non ci credeva nessuno al momento del mio insediamento. Questo, peraltro, ha restituito credibilità al Comune. Se, però, devo rispondere alla cosa che ricordo con maggiore affetto, io dico la rinascita del Campo San Teodoro a Librino».

Perché?
«Era stato devastato, vandalizzato, anche da chi ha l’interesse a impedire che i giovani in quella zona non abbiano un punto di aggregazione. Averlo ripristinato, facendo sì che la scuola-calcio in collaborazione con il Catania dia la possibilità a quattrocento ragazzi di giocare, per me è una cosa davvero importante».

Librino così distante coi suoi 70 mila abitanti...
«Librino è una città nella città, per decenni abbandonata. Là, noi vogliamo lavorare. Stare accanto a sur Lucia, una missionaria salesiana che io ho insignito della “Candelora d’oro” (la più importante onorificenza cittadina, consegnata ogni anno alla vigilia delle festività per la patrona Sant’Agata) ha un grande significato».

Servono missionari anche a Catania.
«Purtroppo, è vero. È così. Librino è una terra di missione perché ha difficoltà a integrarsi con il resto della città ma quella è Catania. Io ho partecipato alla prima partita, ho dato il calcio d’inizio quando abbiamo riconsegnato il campo San Teodoro al quartiere. Una grande emozione, anche non l’unica di questi ventitré mesi da sindaco».

Speriamo che quel campo resti aperto e funzionante a lungo. I vandali sono sempre in agguato.
«Io sono ottimista. È bello vedere come gli stessi ragazzi del quartiere adesso considerino come proprio quell’impianto e lo tutelino. Una vera conquista».

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