Falcone, Alfano: "I soldi della mafia utilizzati per combatterla"

Il ministro della Giustizia, in visita a Palermo per l'anniversario di Capaci, ha parlato di "un conto corrente dello Stato che raccoglie i beni sequestrati a Cosa Nostra per alimentare la lotta contro essa"

PALERMO. Cosa può rappresentare valore aggiunto nella lotta alla mafia? Il patrimonio, i beni e i soldi della mafia. Detta così, questa può essere un’affermazione che ha il sapore del paradosso. Nonostante ciò, è questo il messaggio lanciato con vigore dal ministro della Giustizia, Angelino Alfano, durante l’incontro nell’aula bunker dell’Ucciardone per le celebrazioni in ricordo di Giovanni Falcone e delle altre vittime della strage di Capaci, avvenuta diciotto anni fa. «I soldi sequestrati ai mafiosi vanno usati contro la mafia stessa», ha affermato Alfano, che, a tal proposito, ha parlato del Fondo Unico della Giustizia, «un conto corrente dello Stato che raccoglie i soldi della mafia. Un patrimonio monetario che viene poi dato a forze dell’ordine e Magistratura, per la loro azione di contrasto a Cosa Nostra». Il ministro Alfano ha poi ribadito i tre capisaldi della lotta alla criminalità organizzata dal suo insediamento al ministero. «Una battaglia che si basa sull’arresto dei latitanti, il carcere duro e l’aggressione ai beni di origine mafiosa», come ha spiegato Alfano, che è stato poi protagonista di un botta e risposta con il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, presente anch’egli in aula bunker sui temi del contrasto tra Governo e Magistratura in Italia. «Fondamentale e funzionale all’efficienza del lavoro della Magistratura è l’indipendenza dal potere esecutivo», ha detto Piero Grasso, più volte interrotto dagli applausi della platea durante il suo intervento. «Noi magistrati crediamo ancora fermamente che in Italia si possa processare anche i colletti bianchi collusi col sistema mafioso - ha continuato Grasso -, e non solo la manovalanza criminale della mafia». Pochi istanti dopo, un passaggio dell’intervento del Guardasigilli, Alfano, è sembrata essere proprio una risposta alle parole del procuratore Grasso. «I magistrati devono seguire l’esempio di Falcone e fare squadra. Per quel che mi riguarda, il mio impegno è pubblico: l’indipendenza e l’autonomia della Magistratura non saranno mai messe in discussione dal sottoscritto».

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