Lo Zen non più una questione palermitana

Sembra proprio che allo Zen si sia voluto subire una sconfitta. Sembra proprio che allo Zen lo Stato abbia deciso di voltarsi dall’altra parte. Un’esagerazione? No, visto quanto successo ieri. Un presidio evidentemente insufficiente, quello che non è riuscito a impedire il ritorno degli abusivi nell’ormai tristemente nota Insula 3, dove i lavori per la realizzazione di un centinaio di case popolari nelle scorse settimane si erano arenati contro l’occupazione da parte di alcuni nuclei familiari. Che, sgomberati, erano rimasti nella zona, come gli indiani che, nel più abusato cliché hollywoodiano, attorno al forte attendono la resa del nemico, per fame o per distrazione.
Assopitesi le luci mediatiche che avevano illuminato il consistente presidio interforze prima annunciato e poi messo in campo,dall’insula degli abusivi le forze dell’ordine si erano progressivamente allontanate, il cantiere non era mai stato riaperto e le case assegnate ma non ancora consegnate ai legittimi destinatari. E così ieri è bastato poco per riaprire il pentolone dell’illegalità. Inutile negare che la sorveglianza sarebbe stata elemento cruciale di garanzia. Ma quelle posizioni non sono state mantenute e gli abusivi, una cinquantina di persone per le quali evidentemente la legge non ha alcun valore, hanno riconquistato facilmente il fortino ormai indifeso. Lo Zen è dunque zona franca? Non è accettabile. Piuttosto ci si convinca del fatto che è ormai un caso nazionale e per questo se ne occupi anche il governo centrale.

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