Sicilia, Cultura

Siracusa, Donadoni-Pozzi e la pazzia di Aiace

Grande successo per l’apertura del 46° ciclo di spettacoli classici al teatro greco. L’inaugurazione con Sofocle che fino al 20 giugno si alternerà con la Fedra di Euripide

SIRACUSA. Con l'Aiace di Sofocle si è aperto il quarantaseiesimo ciclo di spettacoli classici dell'Inda di Siracusa, che fino al 20 giugno si alternerà con la 'Fedra' di Euripide, che debutta questa sera.
Lo spettacolo di Sofocle è stato calorosamente applaudito dall'immenso pubblico del Teatro Greco ed ha laureto come protagonista assoluto Maurizio Donadoni, un ultra quarantenne molto bravo, ma ancora non noto al grande pubblico; il quale offre qui una maiuscola interpretazione del re guerriero, che dà il titolo all'opera. Nello stesso tempo Elisabetta Pozzi conferma le sue doti di grande attrice nella parte della moglie Tecmessa, mentre si avvia ad interpretare stasera anche il personaggio di Fedra nella seconda opera in cartellone.
Aiace è la tragedia dell'orgoglio e della vergogna, una tragedia enigmatica per la sensibilità moderna; così il giovane regista Daniele Salvo ha dovuto utilizzare tutti i registri della recitazione e i vari colpi di teatro per avvicinare il pubblico di oggi a questo dramma. Aiace affronta ancora una volta il tema della libertà dell'uomo, troppo orgoglioso di fronte agli dei: è, in termini moderni e cristiani, il dramma del libero arbitrio.
Narra del prode re guerriero Aiace offeso, perché le armi del grande Achille sono state assegnate a Ulisse e non a lui. Ferito e accecato dal rancore, comincia a menare fendenti e fa una strage di quelli che lui crede i suoi compagni d'arme, ma che in realtà sono animali da pascolo. La dea Minerva, infatti, gli ha confuso la vista ed i sensi e lui ha smarrito la cognizione della realtà. Quando torna in sé, però, e capisce la sua follia, si uccide con la sua spada, per la vergogna.  Segue un lungo dibattito fra uomini e dei su quel gesto e sulla follia di un uomo che osò sfidare gli immortali.
Un dramma enigmatico, che la regia offre al pubblico con chiarezza, una dota niente affatto secondaria in uno spettacolo come questo, che punta a ricostruire la magia del teatro di 25 secoli fa.
Gli spettatori ricorderanno, dunque, la scena dell'arrivo dell'esercito, che cammina nello stagno d'acqua che solca il palcoscenico, simboleggiando il mare greco; ed anche la quadruplice apparizione della dea Minerva in quattro punti dell'immensa scena del Teatro Greco. Trucchi teatrali e fantasiose soluzioni create dallo scenografo Jordi Garces, mentre un intenso tessuto sonoro messo a punto da Marco Podda accompagna tutta l'azione, fino ad un torrente di applausi.

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