Finanziaria, il Pdl: "E' un ribaltone"

Il Pd ne ha scritto oltre il 70%, mettendo il sigillo su alcune delle norme più importanti come quella sulla gestione dell'acqua. Vittoria anche del governatore Lombardo

PALERMO. In Sicilia all'indomani del via libera alla manovra economico-finanziaria, votata dall'Assemblea regionale dopo una settimana di scontri in aula e proteste in piazza di precari regionali (alla fine avvio stabilizzazione per 4.500 e contratti per tre anni per altri 3.200, ndr), è tempo di bilanci politici. Stravince, senza dubbio, il Pd che ha scritto oltre il 70% della finanziaria, mettendo il sigillo su alcune delle più importanti norme di riforma contenute nel testo, una fra tutte il ritorno alla gestione pubblica dell'acqua. Vince anche il governatore Raffaele Lombardo, che tira il fiato rispetto alle polemiche sull'inchiesta antimafia della Procura di Catania che lo coinvolge e che adesso potrà dedicarsi alla costruzione del Partito del Sud. Incassa, invece, la sconfitta il Pdl, che dall'opposizione denuncia il "ribaltone" per l'approvazione di una manovra votata da Pd, Mpa e Pdl Sicilia, il gruppo che fa riferimento ai finiani e al sottosegretario Gianfranco Micciché. Il cuore della manovra è fatto da norme targate Pd: acqua pubblica, credito d'imposta per l'occupazione, abolizione dei ticket sanitari sulla diagnostica e sugli esami di laboratorio per le famiglie con reddito basso, apertura pomeridiana delle scuole, zone franche urbane. Un pacchetto di misure che fa dire a Lombardo come questa finanziaria sia "la più densa e ricca di spunti riformistici che si sia vista". "C'é una coalizione con Mpa, Pdl Sicilia, Api e Pd, che credo debba crescere e consolidarsi di più", aggiunge il governatore. Parole che inducono il segretario siciliano del Pd, Giuseppe Lupo, a spargere cautela per non turbare gli equilibri all'interno del partito (tre deputati sono usciti dall'aula al momento del voto): "Il nostro sì alla finanziaria - spiega Lupo - non è un voto di fiducia al governo regionale, ma un atto di responsabilità nell'interesse dei siciliani". Non ne sono affatto convinti, però, nel Pdl, dove in tanti sollecitano la resa dei conti. 'E' l'ufficializzazione del ribaltone del governo Lombardo - afferma il co-coordinatore siciliano del Pdl, Giuseppe Castiglione - del tradimento del voto degli elettori che adesso sono governati da una coalizione della quale fa parte il Pd che aveva perduto le elezioni e ora é parte integrante dell'esecutivo". Castiglione sottolinea il voto favorevole alla manovra espresso dal Pdl Sicilia e sostiene che "il presidente Silvio Berlusconi e l'ufficio di presidenza del Pdl hanno adesso tutti gli elementi per potere valutare la situazione politica in Sicilia". Un richiamo condiviso dal presidente del gruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri: "La logica dei ribaltoni non è quella che possiamo sostenere o condividere, in ogni caso questa confusione politica non può essere ignorata. Restiamo certi che, come era stato annunciato nei giorni scorsi, questo problema troverà la necessaria priorità nell'agenda politica del Pdl". Berlusconi aveva promesso di affrontare il caso Sicilia subito dopo la direzione nazionale del Pdl, ma Micciché, ieri mentre l'Ars votava il bilancio, afferma: "Berlusconi per adesso ha talmente da fare.... Non capisco perché tutti aspettino questo mio incontro col premier, sembra che io sia il suo medico. C'é troppa attenzione ingiustificata. Venerdì abbiamo un Cipe e staremo mezza giornata insieme. Ci incontriamo in continuazione. Il tema del Pdl Sicilia? E' da due anni che c'é...".

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