Sicilia, Cultura

L’antica Roma fa tappa a Palermo

Alla galleria Zelle Arte Contemporanea la mostra in nove scatti di Sergio Zavattieri che riproducono fotograficamente opere della cultura classica di grande realismo o più ieratiche riconducibili al periodo Flavio

PALERMO. “The ancient romans” di Sergio Zavattieri, è un’interessante riflessione sull’immagine, sul suo valore, sulla riproducibilità. Zavattieri  utilizza  una breve galleria di immagini, nove scatti in tutto, riproducendo fotograficamente opere della cultura classica romana di grande realismo o più ieratiche riconducibili al periodo Flavio. Le immagini fotografiche, realizzate al Museo della Civilità Romana da Zavattieri nel 2000, sono state editate e stampate nel 2009 attraverso un processo di simulazione dei toni originali della stampa cyanotype, tecnica scoperta dallo scienziato e astronomo inglese John Herschel nel 1842.
Commistione tra arte classica e contemporanea, in cui la ritrattistica è presa in prestito per mostrare le evoluzioni di senso e valore dell’immagine, dell’espressione umana e forse, anche, della stessa memoria dell’immagine.
Agli stereotipi che propongono la assoluta uniformità di stili e di volti, dalla moda alla pubblicità, alla immobile e inespressiva verità della chirurgia plastica, dove tutti e tutto è artificialmente bello, se bello può dirsi, Zavattieri oppone un contrasto che rievocando volti del passato dimostra in parte come l’ossessione dell’apparire è drammaticamente confluita nel corso del tempo, senza alcuna apparente perdita di forza.
Arte celebrativa in epoca romana del potere o della gens, banalmente oggi simbolo di attestazione dello status sociale o testimone della smania di eterna giovinezza di starlette e non solo. Il panorama mediatico offre numerose esemplificazioni che mostruosamente documentano la diffusa pratica della “spersonalizzazione” mediante il ricorso al riproducibile al ri-fatto in cui lo scorrere del  tempo, il segno del vissuto, del vecchio, la memoria stessa vengono messi in secondo paino, se non anche cancellati.
Appiattimento dei tratti distintivi, perdita della personalità, annullamento del difetto.
Federico Lupo, di Zelle arte che ospita l’esposizione di Zavattieri spiega: “Tutto il suo lavoro è dedicato alla smania dell'uomo di riprodurre continuamente qualsiasi tipo d'immagine creando uno scollamento tra la realtà e la sua rappresentazione”.
Tutto è oggi riproducibile, dunque tutto è artificiale. Si innestano qui una serie di suggestioni con rimandi, dalla genetica all’ingegneria molecolare passando per la morale, che restano sottesi e che non possono essere sciolti certamente in poche righe.
Eppure i 9 scatti costringono al confronto, alla comparazione, a pensieri talora impraticabili. La nostra società è continuamente asserragliata da scenografie di pensiero, e talora di azione, impraticabili.
Guillaume Von Holden, che ha curato la mostra dice:  “II ritratto realistico, il cui sviluppo giunge a compimento proprio in età romana, altera la spiritualità, opponendosi a quelli che furono i canoni fondamentali dell’arte greca sino alla metà del V secolo, quando l'espressione fisionomica individuale non aveva alcun diritto di cittadinanza artistica.
La volontà, e non la capacità, di attribuire ai ritratti una marcata caratterizzazione attraversa un processo che dal deforme, da tutti quegli aspetti considerati grotteschi ed abnormi tipici della  maschera apotropaíca, giunge all’individuale. Un riuscitissimo attentato ordito ai danni dell’unità stilistica. Quella che fino ad allora era una stringatissima e logica necessità di linguaggio, muta così da organismo vivente a mero elemento iconografico tradizionale, una “locuzione fissa” da usarsi come certi schemi della decorazione architettonica, e senza memoria della sua origine. Un improbabile scollamento tra l'astrattezza del corpo nudo impersonale e il realismo fisionomico della testa. L’esigenza dell’uomo di ricordare e far ricordare sposa la violenza del tempo, in un gioco che moltiplica la rappresentazione affrancandola dal dato biografico, identitario, divenendo pura compulsiva fascinazione per l’archiviazione di “immagini cartolina” capaci di falsare la storia. Una storia che Zavattieri ricostruisce attraverso documenti che, in modo del tutto fallimentare, si mimetizzano trasformando il tempo in pura astrazione”.
Una wunderkammer contemporanea nella quale la radice iconografica delle opere di Zavattieri appare quasi sempre riconoscibile ma è rimeditata proprio attraverso la forzatura concettuale tra la limpida immagine di ciò appare e la complessa trama di significati che emergono alla lettura profonda dell’immagine stessa.


Infobox
ZELLE ARTE CONTEMPORANEA
Via Matteo Bonello n°19 / Via Fastuca n°2, 90134 Palermo.
+39 3393691961 www.zelle.it  zelle@zelle.it  

SERGIO ZAVATTIERI
THE ANCIENT ROMANS PORTFOLIO
Testo di Guillaume Von Holden

+ KIRO Liveset
(con Giampiero Riggio. Si ringrazia Woolshop Productions)

OPENING/ Sabato 24 aprile 2010 h.19.00
la mostra resterà aperta sino al  24 maggio 2010
dal martedì al sabato dalle  h.17.00  alle  h.20.00

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