Nello scontro tra Berlusconi e Fini c'è Casini all'orizzonte

Rottura. Nessuno ieri pomeriggio osava pronunciare in pubblico questa parola. Il pranzo tra Berlusconi e Fini è perfino avvenuto con una cordialità personale estranea ad altri incontri, ma il dissenso è stato netto e totale. E' molto concreta infatti la prospettiva fin dalla settimana prossima, dopo la 'pausa di riflessione' del presidente del Consiglio, nascano un nuovo partito (PdL Italia) e nuovi gruppi parlamentari fedeli al presidente della Camera. Gli amici di Fini usano parole alte per motivare il dissenso definitivo: "governo a trazione leghista, mancanza di una politica economica e sociale, abbandono del Mezzogiorno". In realtà, ammettono a voce bassa che i due ormai si odiano e stare insieme sarebbe diventato impossibile. Quel che pesa di più a Fini è che i suoi più stretti e autorevoli collaboratori di ieri, i Colonnelli (La Russa, Matteoli, Gasparri, lo stesso Alemanno) siano passati da tempo dalla parte del Cavaliere. Renata Polverini, indicata da Fini come candidata alla presidenza della regione Lazio, dice apertamente di dover ringraziare per la vittoria soltanto se stessa e Berlusconi, che si è speso per lei fino all'ultimo istante. Ma i Colonnelli replicano che non riconoscono più nel Fini d'oggi il leader che li ha traghettati vittoriosamente dal Msi ad Alleanza Nazionale. Lo vedono lontano dai valori di un tempo, raccontano di candidati alle regionali che hanno dovuto chiarire agli elettori di venire da An ,ma di aver mollato Fini nel terrore di perdere voti. Eppure ieri sera gli ex Colonnelli erano i più amareggiati, fingevano di credere nella pausa di riflessione che Berlusconi si è preso fino a lunedì. Vedrebbero nella nascita di nuovi gruppi parlamentari la sconfitta di una partita ideale combattuta per tutta la vita. Gli amici di Fini replicano che i margini d'intesa non ci sono più: "Gianfranco ha fatto confluire nel PdL il suo patrimonio e Berlusconi non lo fa contare. In questo modo Fini arriverebbe al termine della legislatura ormai estraneo alla logica del PdL com'è oggi. Meglio costituire un altro gruppo, PdL Italia così come Miccichè sta facendo in Sicilia il PdL del Sud e diventare azionisti di una maggioranza che oggi ci respinge". Osservano dall'altra parte gli ex Colonnelli: "E' inutile aggrapparsi a contenuti nobili. Il problema sono le persone. La Lega chiede da quindici anni il federalismo. Non glielo diamo? Il problema è che Fini non ha fatto a Berlusconi richieste specifiche. Gli ha rigirato la frittata e il Cavaliere dovrebbe smontare il partito e smontarlo secondo i desideri di Fini, cedendo in maniera clamorosa". Ieri sera,dunque, l'ipotesi più probabile era la costituzione, già nella settimana prossima, di un nuovo gruppo parlamentare alla Camera e al Senato. Quanti seguirebbero Fini? Gli ex Colonnelli dicono che alla Camera, a seconda dei termini della rottura, con Fini andrebbero dai venti ai trenta deputati e dai cinque ai dodici senatori. Fini ovviamente conta di portarne di più con sé. La fedeltà avrà il sopravvento sul calcolo politico? Quale strategia avrebbe Fini da lunedì prossimo? Con chi e con quale programma conta di presentarsi alle elezioni del 2013, a meno che Berlusconi non giochi la carta delle elezioni anticipate? In questo caso Napolitano rispetterebbe il voto del 2008 o cercherebbe una qualunque nuova maggioranza, tentando Fini con il ribaltone che tanto fu rimproverato a Mastella nel 1998 quando fece nascere il governo D'Alema?
Berlusconi ieri era fin dal mattino sereno e di buonumore come se il problema Fini non esistesse. Negli ultimi giorni si è fatto tuttavia più fitto il suo corteggiamento dell'Udc. Casini è tornato a Roma soltanto ieri dopo due settimane di vacanza alle Maldive. Nell'immediato il suo ritorno in maggioranza non è previsto. Ma forse un lento, impercettibile riavvicinamento al presidente del Consiglio è già cominciato.

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