Lippi: in Nazionale niente primedonne

Il commissario tecnico: "Importante la forza del gruppo". E apre ad Amauri: "Si può essere convocati anche se si gioca male nel proprio club"

ROMA. "I giocatori giocano in due squadre. Una è quella di club, in cui si viene pagati, l'altra è la Nazionale, che è quella dei sogni dove tutti vogliono arrivare perché è il massimo a cui si può aspirare". Quella descritta dal ct della Nazionale, Marcello Lippi, è una distinzione netta. Il tecnico azzurro, nel corso del seminario sugli sport di squadra organizato dal Coni, non ha dubbi sul differente 'peso' tra maglie di club e nazionali.
Lippi non ha mostrato poi nessuna esitazione nemmeno nel dividere l'universo dei calciatori in campioni e fuoriclasse. "I primi sono dei solisti, dei galli nel pollaio, che hanno grandi doti ma che non fanno nulla per migliorare e mettono in mostra le proprie qualità solo in poche occasioni. Sono primedonne che non si mettono a disposizione del gruppo, non aiutano la squadra". Diverso il discorso per i fuoriclasse: "Hanno il talento, non solo tra i piedi, e lo mettono al servizio del collettivo. Hanno grandi qualità in campo e fuori, incarnano i valori della leadership. Di questi giocatori - ha spiegato Lippi - più se ne hanno e meglio è. Un esempio? Non sono ancora certo di aver portato in Germania i migliori giocatori a disposizione dal punto di vista tecnico. Però sicuramente ho portato dei fuoriclasse per quanto riguarda la coesione di gruppo, grandi calciatori, campioni che sentono fortemente la voglia di mettersi a disposizione dei compagni e tutti insieme formare un gruppo, senza necessità di sentirsi primedonne. Cannavaro incarna alla perfezione questo identikit".
Nel corso del proprio intervento relativo alla gestione del gruppo negli sport di squadra, Lippi ha poi sottolineato l'importanza della figura dell'allenatore. "Prima di gestire un gruppo bisogna costruirlo - le parole del ct dell'Italia - Ci deve essere una guida forte, che non deve essere antipatico o simpatico, la cosa importante è che i giocatori devono sentire forte il messaggio che arriva dalla loro guida. Tutti, bravi e meno bravi, devono essere coinvolti e devono sapere che si può raggiungere assieme l'obiettivo finale. L'aspetto psicologico, nella costruzione di un gruppo - ha concluso Lippi - ha la stessa importanza di quello tecnico-tattico".    
Infine, Lippi ha espresso un concetto che potrebbe anche venir letto come un'apertura per Amauri alla maglia azzurra: "Si può essere convocati in Nazionale anche se si gioca male nel proprio club. La propria squadra può girare male e in azzurro può esserci un'altra realtà".

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