Tra Usa e Russia è tornata la fiducia

Obama e Medvedev hanno esagerato un po' quando hanno definito il Trattato START2, firmato ieri nella solenne cornice del castello di Praga, rispettivamente "una pietra miliare per la sicurezza nucleare" e un "avvenimento storico". Per l'umanità non fa molta differenza che entro sette anni le due superpotenze abbiano 1.550 testate nucleari strategiche anziché 2.200 e 800 vettori invece dei 1.600 attuali, specie tenuto conto che il nuovo accordo non prende in considerazioni né le migliaia di bombe tenute di riserva nei depositi né le armi atomiche tattiche tuttora sparse per il mondo (ne abbiamo una novantina di esemplari parcheggiati ad Aviano e Ghedi-Torre). L'importanza del trattato consiste piuttosto nel ripristino della fiducia nelle relazioni tra Washington e Mosca dopo anni di gelo e di conflitti, nel ritorno a un regime di ispezioni reciproche, nella apertura di un dialogo che potrebbe fruttare altri accordi sia nel campo del disarmo sia in quello dei rapporti con l'Iran. Inoltre, esso rappresenta una tappa essenziale in un percorso virtuoso iniziato alcuni giorni fa con la revisione in senso restrittivo della politica di difesa nucleare statunitense. Adesso ci aspetta, fra soli tre giorni, un vertice di capi di Stato e di governo per rafforzare la cooperazione internazionale contro la minaccia del terrorismo nucleare e all'inizio di maggio sarà il turno della Conferenza quinquennale di riesame del Trattato di non proliferazione (TNP). Se, a conclusione di questi eventi, l'obbiettivo fissato un anno fa da Obama nella stessa Praga di un mondo senza armi nucleari (la cosiddetta opzione zero) apparirà più realistico è alquanto dubbio, ma intanto la macchina si è messa in moto e - Iran e Corea del Nord a parte - il clima pare favorevole a qualche progresso. Nell'aprile 2009 il presidente americano aveva indicato cinque priorità per la sua campagna a favore del disarmo nucleare: ridimensionare il ruolo delle armi atomiche nella politica di difesa americana, condurre in porto le trattative per lo START2, strappare al Senato la ratifica del Trattato per la messa al bando degli esperimenti nucleari (firmato nel 1996, ma mai entrato in vigore), lanciare un nuovo Trattato che proibisca la produzione di uranio arricchito e di plutonio a scopo bellico, creare una banca internazionale di materiale fissile a disposizione dei Paesi che vogliano sviluppare il nucleare civile. Con la firma di ieri, gli obbiettivi centrati sono due, ma erano di gran lunga i più facili, perché dipendevano soprattutto dalla volontà dell'America. Il terzo non è impossibile, anche se c'è bisogno della maggioranza di due terzi e ci vorrà il sì di almeno otto senatori repubblicani, tutt'altro che entusiasti della politica estera di Obama. Gli ultimi due verranno senz'altro sottoposti al vaglio della Conferenza del TNP, cui dovrebbero partecipare ben 189 Paesi e che discuterà lo stato di applicazione del Trattato; e sarà battaglia. Molti dei Paesi firmatari del Trattato, che divideva il mondo tra le cinque grandi potenze con un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza autorizzate a possedere un arsenale nucleare e tutti gli altri che vi hanno rinunciato, arriveranno al tavolo della Conferenza pieni di frustrazioni. Essi si ritrovano infatti con le mani legate, mentre altri tre Paesi che non hanno aderito al TNP - India, Pakistan e Israele - si sono dotati dell'arma e un quarto che ne è uscito - la Corea del Nord - lo sta facendo. L'ultima Conferenza, nel 2005, si concluse con un nulla di fatto, in un caotico scambio di accuse, e ci vorrà del bello e del buono per evitare un bis. Sui lavori pesa soprattutto l'incognita del comportamento dell'Iran, firmatario del Trattato, che nonostante la condanna dell'ONU e tre round di sanzioni continua ad arricchire uranio in quantità sempre maggiori, pretendendo che servirà solo a produrre energia, e ha rifiutato la proposta di consegnarlo allo AIEA in cambio di una adeguata quantità di materiale fissile. Al di là dello START2, è proprio nella gestione di questi problemi che si vedrà se l'intesa Obama-Medvedev è solida come i due pretendono. Anche dopo le limitazioni concordate, USA e Russia detengono infatti il 90 per cento delle armi nucleari in circolazione e, se collaboreranno, potranno esercitare sugli sviluppi futuri una influenza decisiva.

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