Mafia, boss Quatrosi: da rapinatore a capo clan

Per anni si è occupato della latitanza dei Lo Piccolo. Nascondeva le armi dei padrini di San Lorenzo e la sua cerimonia per diventare uomo d'onore è stata "officiata" dall'Architetto, Giuseppe Liga

PALERMO. Da rapinatore a capo di uno dei mandamenti mafiosi più importanti di Palermo: un'escalation criminale compiuta in pochi anni e avallata dai boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo. E' il ritratto del nuovo reggente del clan palermitano di Resuttana, Andrea Quatrosi, 52 anni, fermato, oggi, dai carabinieri, insieme ad altri due esponenti della cosca, con l'accusa di associazione mafiosa ed estorsione. Affiliato ritualmente solo di recente, Quatrosi, per anni, si é occupato della latitanza dei Lo Piccolo. "Si vantava - racconta il nuovo pentito Manuel Pasta che ne ha descritto il ruolo - di avere insegnato a Salvatore Lo Piccolo a nuotare". Per conto dei padrini di San Lorenzo, mandamento confinante con quello di Resuttana, nascondeva le armi: kalashnikov, mitragliette, fucili a pompa. I collaboratori di giustizia raccontano che era solito tenere una P38 nascosta dietro al battiscopa della camera dal letto. Parte dell'arsenale del clan l'aveva affidato a una coppia di insospettabili di Cinisi, paese del palermitano. La cerimonia in cui è diventato formalmente un uomo d'onore l'ha "officiata" Giuseppe Liga, l'architetto succeduto a Lo Piccolo alla guida di San Lorenzo. E' lui a consigliargli di smetterla con i traffici di droga perché non è attività da capomafia e a invitarlo ad affidare il business ad altri, continuando, però, a intascarne i guadagni. Il pentito Pasta, insieme ad altri collaboratori di giustizia come Maurizio Spataro e Francesco Briguglio, racconta che Quatrosi ha preso il posto di Bartolo Genova, estromesso da Cosa nostra perché colpevole di avere organizzato un incontro, senza avvertire nessuno, con l'allora latitante Gianni Nicchi. In cella sono finiti anche i fedelissimi di Quatrosi: Carlo Giannusa, 41 anni, e Mario Napoli, detto Big Jim, 45, incaricato di riscuotere il pizzo per conto del clan.

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