La rivolta "intellettuale" di Cuba

A Cuba è in atto una grande rivolta degli intellettuali. E, rispetto al passato, giornalisti e scrittori, hanno scelto la forma più estrema di protesta: quella dello «sciopero della fame». Ha cominciato Orlando Zapata Tamayo, morto dopo 85 giorni di sciopero della fame per chiedere la liberazione dei prigionieri politici (alcune centinaia) che si trovano in carceri disumane in tutta l'isola. Da più di un mese e mezzo Guillermo Farinas, un giornalista dissidente, rifiuta il cibo e persino un aereo-ambulanza del presidente spagnolo perché intende morire come Zapata. Raul Castro, in una conferenza stampa, ha definito «delinquenti comuni» i dissidenti che si lasciano morire di fame e di sete. Eppure la protesta in tutto il mondo sta diventando sempre più ampia: petizioni di intellettuali a Cuba, in America Latina, negli Usa e in Europa. Alcuni erano da anni estimatori di Fidel, come il cantante Silvio Rodriguez ed Ena Lucia Portela. Accanto a loro hanno firmato petizioni Pedro Almodovar, Antonio Munoz Molina, Juan Marsè, Mario Vargas Llosa e altri due cantanti, ex difensori del regime comunista cubano, Ana Belène e Victor Manuel. Naturalmente il regime dei fratelli Castro reagisce a questa campagna con estrema durezza e non mostra alcun segnale di apertura, definendo i dissidenti «ex galeotti» mercenari pagati dagli Usa o semplicemente «traditori». Quando a Zapping avevamo ipotizzato la promozione di una campagna per la liberazione dei detenuti cubani, condannati per reati di opinione, siamo stati sommersi da e-mail, arrivati da tutto il mondo, e quindi non solo da Cuba,di incoraggiamento e solidarietà. Dall'Italia un grande silenzio. Solo e-mail dell'Unione per le libertà a Cuba e di molti esuli dell'isola caraibica. C'è da riflettere. Sono, infatti, ancora molti gli intellettuali italiani di formazione marxista, che non si sono liberati dal mito castrista. E ci sono anche coloro (vi ricordate Gianni Minà?) che vivono la tragedia attuale con un grande imbarazzo. È difficile giustificare chi continua a violante i più elementari diritti umani, non solo in Cina, ma anche nella piccola Cuba, dove tutta l'isola è un immenso carcere. Ed è curioso che molti intellettuali firmano petizioni per la chiusura del carcere Usa di Guantanamo e chiudono un occhio, anzi tutti e due, su quello che succede nel resto di Cuba, perché quello è il regno dei barbudos paleomarxisti dei fratelli Castro. La campagna di Zapping partirà lunedi 12 aprile. Vi parteciperanno autorevoli dissidenti cubani, intellettuali, dirigenti di ong umanitarie. Hanno già aderito l'Unione per la libertà a Cuba (col suo presidente, lo scrittore Carlos Carralero) e i quotidiani Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno e il Giornale di Sicilia.

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