Globalizzazione, decidono sempre i colossi

In un mercato globale funzionano solo le grandi dimensioni. È questo, sostanzialmente, il senso dell'ultima operazione annunciata ieri nel settore aereo. Infatti dopo quattro mesi nel congelatore nasce il nuovo colosso europeo dei cieli. Iberia e British Airways hanno infatti appena firmato il contratto di fusione secondo l'accordo sottoscritto dalle due aerolinee nel novembre del 2009. Il nuovo gruppo avrà a disposizione una flotta di 408 aerei, con voli verso 200 destinazioni e trasporterà 59 milioni di passeggeri nei dodici mesi con risparmi annui per 400 milioni di euro entro cinque anni.  British e Iberia si uniranno nell'ambito di una nuova holding che avrà un valore di mercato di circa 7,8 miliardi di dollari e si chiamerà International Consolidated Airlines Group. Sarà quotata a Londra e a Parigi. Le due compagnie aeree continueranno le loro attività in maniera autonoma e continueranno ad utilizzare i rispettivi marchi e le rispettive livree sui propri velivoli. Sarà del 55% la quota di BA nel nuovo gruppo che avrà come sede Londra, mentre agli azionisti di Iberia spetterà il 45%.  Ora, all'orizzonte c'è anche l'attesa per la ratifica delle alleanze con American Airlines per la creazione del secondo polo transatlantico dopo quello di Air France-Klm e Delta cui partecipa Alitalia. Il segno di queste iniziative è molto evidente. Le piccole realtà possono sopravvivere solo su mercati di nicchia. Oppure utilizzando modelli di attività molto particolari come le compagnie low cost che affidano le chiavi del successo alla competitività del prezzo. Tuttavia si tratta di collegamenti a piccolo e medio raggio. Per le lunghe tratte intercontinentali, invece servono colossi, capaci di prendere il passeggero sotto casa e trasportarlo, nel tempo e con il costo minore, dall'altra parte del mondo. In questo senso si capisce anche che il destino di Alitalia era segnato. I grandi errori del passato ne avevano segnato lo sviluppo. Era troppo grande per limitarsi ad essere una compagnia locale. Ma troppo piccola per diventare un giocatore globale. Era inevitabile che, prima o poi, finisse nell'orbita di un compagno di strada molto più grande. Esattamente come accaduto ad Iberia.

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