Sicilia, Cronaca

Arresti di mafia, nella lista del pizzo anche i negozi di lusso di Palermo

Tra le vittime del racket, i titolari di Pollini, Hessian, Timberland e l'hotel Politeama. A compilare il libro mastro della cosca era Quatrosi

PALERMO. Racconta le estorsioni messe a segno dalla cosca il neopentito Manuel Pasta, braccio destro del capo mandamento di Resuttana, che, con le sue rivelazioni ha consentito ai carabinieri di fermare il boss Andrea Quatrosi e due suoi fedelissimi. Era Quatrosi, secondo il collaboratore di giustizia, a tenere e compilare il libro mastro della cosca: l'elenco delle vittime del pizzo - venivano usati soprannomi - con accanto il denaro ricevuto. Dall'inchiesta è emerso, inoltre, che i mafiosi avevano deciso di spostare a maggio e settembre le tradizionali date di riscossione fissate in Natale e Pasqua per cercare di sviare gli investigatori. Tra i commercianti taglieggiati di cui parla il pentito pescherie, bar, ma anche noti negozi di via Libertà, il salotto buono di Palermo. Come POLLINI che versava 500 euro al mese. Nel mirino della mafia anche il titolare della rivendita TIMBERLAND, che ha anche altri due negozi di abbigliamento molto noti nel centro di Palermo: TATIANA e SCHILLACI. A lui toccava pagare una tangente da 7000 euro l'anno divisa in due tranches. Il particolare curioso e allarmante è che in questo caso a fungere da intermediario tra la vittima e i clan erano altri commercianti: tramite Diego o Cesare Ciulla - racconta Pasta - i titolari del negozio HESSIAN (attività di rivendita di accessori molto conosciuta in città). Nel libro mastro anche l'HOTEL POLITEAMA, che versava alla
cosca 6000 euro l'anno, e il bar DOLCISSIMO. Sempre a proposito del racket, il pentito racconta del danneggiamento subito dal proprietario di un bar che si era rifiutato di pagare il pizzo. Il titolare aveva risposto in malo modo all'estortore e aveva fatto sapere che non gli interessava
cosa sarebbe accaduto. Un comportamento anomalo, visto che la vittima, secondo quanto la cosca sapeva, pagava regolarmente per l'altra attività commerciale di proprietà, un altro bar che si trova nella località balneare di Mondello. Per tutta risposta il clan piazzò uno scooter rubato per commettere un omicidio, poi mai eseguito, e gli diede fuoco davanti al locale del commerciante riottoso.

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