La crisi del settore petrolifero? Problema di sovracapacità

Il settore petrolifero è in difficoltà nonostante il rialzo del prezzo del greggio. Gli analisti di Barclays sono convinti che la raffinazione dovrà convivere per almeno cinque anni con un serio problema di sovracapacità. In Italia c'è il pericolo che vengano chiusi quattro o cinque impianti. Il problema è duplice: da una parte la recessione che ha fatto scendere i consumi. Dall'altra la concorrenza dei Paesi arabi che stanno costruendo gli impianti di raffinazione vicino ai giacimenti. I risparmi sono evidenti sia in termini di spese di trasporto che di costo della manodopera. Senza contare, ovviamente i minori vincoli ambientali. La somma di questi problemi ha creato una situazione molto complicata. Secondo i calcoli dell'Unione Petrolifera il settore della raffinazione, nel suo complesso, ha perso lo scorso anno in Italia un miliardo di euro. Vuol dire che ci sono 4 o 5 raffinerie a rischio chiusura. Un impianto ha in media 4-500 dipendenti. Aggiungendo l'indotto che conta per tre o quattro volte fa 1.500 persone a impianto. Se si moltiplica per 4 o 5 si fa presto ad arrivare a 7.500 posti di lavoro in pericolo.  La Sicilia è leader per la produzione di greggio a terra pari a 544 migliaia di tonnellate nel 2008, in calo rispetto a 704 migliaia di tonnellate del 1997. Tra la produzione a terra solo la Basilicata può rivaleggiare con l'Isola avendo a sua volta una produzione pari a 544 migliaia di tonnellate di greggio. Inoltre la Sicilia, può vantare attualmente una capacità di raffinazione pari al 37,5%. Il petrolchimico di Gela rappresenta, purtroppo, un punto critico della raffinazione Eni. Cinque milioni di tonnellate equivalenti di greggio raffinato per 2.200 occupati, sono troppo pochi. Non a caso la metà della perdita complessiva del settore raffinazione dell'Eni nel 2009 (pari a 688 milioni) è da imputare all'impianto siciliano. Taranto, che fa sempre parte del gruppo Eni, a parità di distillato, dà lavoro a 700 persone tra diretto e indotto. Meno di un terzo del popolo della raffineria siciliana. Una serie di fattori tra l'altro farebbe rientrare proprio Gela tra gli obiettivi sensibili, una stabilimento petrolchimico che sconta le difficoltà strutturali di una politica di disinvestimenti, dismissioni e chiusure da oltre un ventennio. Purtroppo la Sicilia potrebbe pagare il prezzo più alto di tutti sull'altare della crisi. Su tre impianti potrebbero fermarsene due: oltre Gela anche Milazzo. I due impianti occupano circa 3.200 persone tra diretto e indotto. Chiusura o dimagrimento, in tempi rapidi e decisi. Dopo Termini Imerese c'è un altro focolaio di infezione che sta per distruggere nuova occupazione nella regione.La recessione e la concorrenza dei Paesi arabi rende critica la situazione

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