Quella cancrena chiamata clientelismo

Ieri mattina il museo di Palazzo Abatellis ha funzionato regolarmente. Un successo per la campagna condotta da questo giornale. A renderlo possibile la sensibilità dell’assessore che ha colto la gravità di quanto stava accadendo. Se Palermo vuole ricoprire il ruolo di grande città d’arte che le compete deve adottare gli stessi strumenti e le procedure della concorrenza. Vuol dire che quanto accaduto ieri non può essere considerato un traguardo ma solo una tappa intermedia verso la piena operatività del museo palermitano. Anche la consuetudine di chiudere tutto la domenica pomeriggio va rivista.
Purtroppo la strada da percorrere appare ancora lunga. La cancrena del clientelismo è difficile da estirpare. Anzi è diffusissima. Anche il modello francese non molti giorni fa ha mostrato le stesse rughe.
Il personale viene assunto per curare la fruibilità della galleria e dei musei e invece fa altro. Cattiva organizzazione favorita dall’assenza di controlli. Davanti ad una situazione del genere serve una mobilitazione generale. Da parte della classe politica, dei sindacati e anche dell’opinione pubblica. Bisogna mettersi d’accordo su un punto. È chiaro a tutti che il turismo deve diventare il nuovo motore di sviluppo della Sicilia. I giacimenti culturali, insieme al sole e al mare, sono il fattore di sviluppo competitivo. Sono il nostro petrolio che nessuno potrà mai portarci via.
Impossibile delocalizzare la Valle dei Templi o la Cappella Palatina. Così come nessuno potrà mai portarci via la bellezza di Taormina o l’asprezza incantata delle Isole Eolie. Fatta questa premessa diventa di tutta evidenza che tutto il sistema si deve adeguare all’obiettivo. Il primo requisito è costituito dalla qualità del servizio che deve diventare un valore condiviso dall’intera collettività. A cominciare dalla pulizia delle strade, passando per l’efficienza della struttura di trasporto fino al livello della ricettività alberghiera.
Molti di questi temi richiedono tempo per essere risolti. In qualche caso, come i collegamenti, non abbiamo nemmeno cominciato. Tuttavia i ritardi non possono diventare alibi. I giacimenti culturali della Sicilia devono essere aperti al pubblico e fruibili. Mattina e pomeriggio, sette giorni alla settimana. Altrimenti stiamo a parlare di nulla. I visitatori andranno altrove. Le bellezze della Sicilia se le godranno il sole e il vento. All’economia siciliana resterà il rammarico di un grande spreco.

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