Precariato? Genera ricchezza

È possibile guardare Palermo e la Sicilia con il cuore o con la pancia; e diverse sono quindi le valutazioni che se ne possono dare. Quando invece si guarda attraverso la lente neutra dei numeri, allora diventa più arduo tacere quella persistente involuzione che ha fatto della Sicilia il sud del sud e della ex conca d'oro, della Palermo felicissima di Sciascia e La Duca, la regina più triste del sud! Forse non è una novità che la Sicilia ha conquistato il poco invidiabile primato di regione più "disoccupata" d'Italia; e molti non si sorprenderanno di scoprire che Palermo ha il 24% in più di disoccupati, persino rispetto alla media siciliana. Ma forse potrebbe arrivare inaspettata la notizia che le famiglie siciliane e meridionali non riescono a competere con il livello di consumi di una famiglia palermitana; e magari la sorpresa potrebbe diventare vero e proprio stupore al sapere che i consumi che vedono svettare le famiglie palermitane non siano quelli primari come il cibo o il vestiario. La "stacca" al resto della Sicilia ed al Mezzogiorno, le famiglie palermitane la danno infatti nei beni voluttuari; la spesa di una famiglia palermitana è di circa 600-700 euro più elevata rispetto a quella media siciliana ed a quella dell'intero mezzogiorno. A questo punto le analisi di sociologi ed economisti regrediscono nel ristretto circuito della dissertazione accademica. Vengono meno preoccupazioni e timori. Che importa che il PIL "ufficiale" di una famiglia palermitana sia di almeno il 35% più basso di quello medio nazionale o del 50% inferiore a quello di una famiglia lombarda. A che può servire indugiare sul fatto che la Sicilia è troppo povera persino per gli immigrati che nell'Isola risiedono in percentuale dell'1% rispetto al 5% della media italiana. Quanto può preoccupare la persistente ondata di emigrazione che fa diminuire il numero degli abitanti palermitani mentre il resto d'Italia, la Sicilia ed il mezzogiorno crescono. Puo' quasi suscitare un moto di fastidio la "banale" considerazione che in un'epoca di globalizzazione dei commerci, Palermo presenti una propensione alle esportazioni dell'1,9%, la Sicilia dell'11% ed il resto d'Italia del 23%! Ma può un qualunque indicatore statistico-economico, per quanto penalizzante risulti ogni confronto, intaccare l'evidenza dei consumi privati? Palermo dunque è tornata "felicissima". Chissà quali misteriosi circuiti economici danno vita a questa sorprendente realtà. E' stato ipotizzato che quell'improprio "ammortizzatore sociale" rappresentato dal lavoro precario possa avere fatto il miracolo di tenere in piedi l'apparato sociale della Città; ed è anche possibile che i circa dodicimila "precari" del comune capoluogo ed un numero indeterminato di ex pip, ex lsu, forestali, etc… abbia assolto a questa impropria, quanto utile, funzione. C'è da chiedersi però quanto possa tenere questo meccanismo e quando invece nell'agenda di governo, ai vari livelli di responsabilità, entreranno finalmente i temi dello sviluppo e del lavoro vero. Nei mesi scorsi si è levato un grido di allarme da parte del Sindacato siciliano, giustamente preoccupato del boom delle ore di cassa integrazione nella nostra Isola (+ 140%). Peccato però che l'analisi si sia fermata alla superficie e che nessuno abbia notato che la Sicilia, con quasi il 9% della popolazione italiana, abbia avuto accesso appena al 2% della cassa integrazione autorizzata nell'intero Paese! A noi le imprese non servono! Un'altra faccia della corsa esasperata al posto pubblico.

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