Differenziata in Sicilia, quegli obiettivi fuori portata

Di servizi pubblici si vive; ma si può anche morire. La loro diffusa inefficienza è una questione meridionale e comune, con livelli di gravità diversa, a tutti i servizi pubblici. Va quindi salutata positivamente l’azione riformatrice del comparto dei rifiuti avviata all’Ars.
Sullo sfondo della riforma del comparto dei rifiuti in salsa siciliana si colloca la rinuncia ai termovalorizzatori, a favore di una diffusione su larga scala della raccolta differenziata. La scelta dell'Ars impone il più assoluto rispetto. È lecito tuttavia evidenziare alcune possibili criticità. Il ritmo di crescita dei rifiuti urbani si mantiene molto alto nel nostro Paese; tant'è che i rifiuti crescono molto più velocemente dell'economia nazionale. Dal Decreto Ronchi - che per primo disciplinò il comparto nel 1997 - il PIL italiano è cresciuto del 6% mentre i rifiuti sono aumentati del 14%; e la forbice risulta più accentuata nel mezzogiorno. Inoltre non sembra del tutto corretto mettere in contrapposizione gli impianti di termovalorizzazione alla raccolta differenziata; non stupisca infatti che la Lombardia è la regione italiana con la più elevata quota di differenziata, con il maggior numero di termovalorizzatori e con il minor numero di discariche! Va poi considerata la convenienza economica a riciclare, sempre e comunque, i rifiuti. Se il recupero dell'alluminio e di alcune plastiche può dare un ritorno economico, ben più difficile è che ciò possa accadere per i residui organici, per abiti e scarpe o per altri tipi di plastica. Resta infine la questione, non secondaria, della capacità risposta della popolazione. Ora se è vero che in alcuni «ambiti» felici si segnalano risultati eccellenti, tuttavia le medie sono assai meno confortanti. Tra il 2000 ed il 2007 la quota di differenziata è infatti passata nel centro nord del Paese dal 20 al 33% ed in Sicilia dal 2 al 7%. Per quanto possa essere auspicabile il «ravvedimento operoso» di cinque milioni di siciliani, tuttavia l'obiettivo di arrivare al 40% di differenziata entro il prossimo anno non sembra proprio a portata di mano. L'ipotesi allora di dovere realizzare nuove discariche appare verosimile, mentre non si può ignorare, con tutto il rispetto che si deve a chi ha convinzioni contrarie, che l'impatto di ambientale di un termovalorizzatore è decisamente inferiore a quello di una discarica controllata.

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