Palermo, rifiuti e sempre rifiuti

Palermo è una città sporca. Sporca. E questo è un dato tristemente inconfutabile. È sporca perché l’Amia, che dovrebbe garantire un adeguato ed efficiente servizio di pulizia e raccolta rifiuti, non è in grado oggi di farlo. E anche questo è un dato inconfutabile, oltre che doppiamente triste. Ieri i commissari nominati dal tribunale fallimentare hanno depositato la loro relazione, in base alla quale l’azienda può viaggiare verso un risanamento economico e finanziario che richiederà due anni di amministrazione controllata. Ma chi pagherà il prezzo di questo ripiano dei conti? Se risanare significa tagliare servizi essenziali - dalla bonifica delle discariche abusive alla raccolta nei giorni festivi - allora siamo davanti a un fantoccio di cartapesta, fasullo e barcollante. Perché è facile - per non dire grossolano - tagliare le spese per far quadrare le poste di cassa, senza badare granché agli effetti. Qualcuno le discariche abusive dovrà comunque rimuoverle. E dunque dovrà pensarci il Comune, magari spendendo direttamente i soldi risparmiati da Amia per trovare ditte cui appaltare il servizio. E se nei festivi la raccolta si ferma, allora va potenziata in tutti gli altri giorni. Ma se già oggi i dirigenti dell’azienda dicono che si sta producendo il massimo dello sforzo, allora le prospettive sono desolanti: cassonetti straripanti, cumuli di immondizia dovunque, discariche che proliferano sotto gli occhi di tutti, strade e villette colme di rifiuti sparsi qua e là, senza che nessuno li spazzi via. Certo, forse fra due anni l’Amia tornerà a essere un’azienda con i conti a posto. Forse. Ma intanto già oggi non garantisce un servizio adeguato. Risanare senza ripulire non è buona amministrazione. È solo un bluff.

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