Mafia, Liga: parziale silenzio durante interrogatorio

L'architetto, ritenuto l'erede dei Lo Piccolo alla guida del quartiere di Tommaso Natale, ha giustificato la scelta con l'esigenza di prendere visione della misura cautelare che ne ha disposto l'arresto

PALERMO. Ha accettato di rispondere della contestazione del reato di fittizia intestazione dei beni dei boss Lo Piccolo, ma non ha parlato quando il gip gli ha chiesto chiarimenti sull'accusa di mafia. Un parziale silenzio quello dell'architetto Giuseppe Liga, ritenuto l'erede dei Lo Piccolo alla guida del mandamento di Tommaso Natale, che l'indagato ha giustificato con l'esigenza di prendere accurata visione della misura cautelare che ne ha disposto l'arresto. All'interrogatorio ha partecipato anche il pm Anna Maria Picozzi, una dei tre magistrati che ha condotto l'inchiesta sul nuovo capomafia palermitano. Si è, invece, avvalso della facoltà di non rispondere su tutti i reati contestati Giovanni Mannino, considerato dagli investigatori il braccio destro di Liga. Mentre gli altri due arrestati, Agostino Carolo e Amedeo Sorvillo, accusati solo di fittizia intestazione dei beni, hanno in sostanza ammesso i loro legami con l'architetto rivelando di essersi intestati, dopo la stipula di una scrittura privata, quote della società di costruzioni Euteco di cui Liga era titolare.

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