Il silenzio della sinistra sui dissidenti a Cuba

Non credo che abbia ragione Pigi Battista, quando scrive che"il dissidente (se cubano) non commuove". Purtroppo i dissidenti, anche di altri Paesi (iraniani, cinesi, tibetani, birmani, ceceni, curdi, africani),non trovano facilmente "udienza" nei nostri media: con molta fatica nei giornali e quasi nessuna nelle reti tv. Nel nostro Paese il regime dei fratelli Castro continua a godere della simpatia e del sostegno,anche se adesso più tiepido,non solo di registi, scrittori e artisti, ma anche di regioni, province e comuni (quasi tutte di sinistra),che trovano risorse economiche per finanziarie progetti sociali e restauri di edifici e monumenti nell'isola caraibica. Ma ora qualcosa sta cambiando e c'è voluto il sacrificio di un dissidente, Orlando Zapata Tamayo, morto in carcere dopo 84 giorni di sciopero della fame, nell'indifferenza del regime. Ora il suo posto è stato preso da un altro detenuto: il giornalista e scrittore Guillermo Farinas che chiede la liberazione di 26 dissidenti. Questa estrema forma di lotta si sta rivelando efficace perché è riuscita in poco tempo a sensibilizzare almeno la parte più politicizzata dell'opinione pubblica internazionale. Nei giorni scorsi hanno espresso solidarietà con la lotta di Farinas i registi Pedro Almodovar e Fernando Trueba, l'attore Andy Garcia, gli scrittori Mario Vargas Llosa e Antonio Munoz Molina, il sociologo Fernando Savater, lo storico messicano Enrique Krauze e tanti altri. Ma a questo elenco vi è una grande assenza: quella degli intellettuali italiani, soprattutto di quelli che ancora si definiscono di sinistra. Certo l'imbarazzo è grande, soprattutto quando un regime definisce "terrorista" un detenuto per reati di opinione che si lascia morire di fame o quando fa picchiare dalla polizia le "Damas de blanco", quaranta donne mogli di dissidenti che manifestavano pacificamente, con tuniche bianche. Quelle donne sono meno fortunate delle "Donne in nero" e delle "Madri e nonne di plaza de Majo" che in regimi autoritari, come erano quelli argentini e cileni, venivano tollerate. Ma ora la vera risposta la si attende da Bruxelles. Forse l'Ue,dopo l'illusione di cambiamenti a Cuba,col passaggio del potere da Fidel a Raul,deve trarre delle conclusioni politiche, decidendo di ripristinare le sanzioni. La stessa decisione si aspetta da Barack Obama,dopo la politica della mano tesa. I dissidenti continuano a morire in carcere perché, dopo Farinas, vi sono già altri candidati a subentrare nello sciopero della fame per sfidare il regime castrista

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