Decreto "salva-liste", le ragioni di Napolitano

Il presidente della Repubblica: "L'esclusione del Pdl non era sostenibile. Il testo? Non ha presentato a mio avviso evidenti vizi di incostituzionalità". Ma le sue parole dividono l'opposizione

Roma. Liste escluse e poi riammesse alle elezioni regionali. E Napolitano sul sito internet del Quirinale ha spiegato il motivo della firma del decreto "salva-liste". "Non era sostenibile che potessero non parteciparvi nella più grande regione italiana il candidato presidente e la lista del maggior partito politico di governo, per gli errori nella presentazione della lista contestati dall'ufficio competente costituito presso la corte d'appello di Milano".
Poi si legge ancora: «I tempi si erano a tal punto ristretti che quel provvedimento non poteva che essere un decreto legge». Sul testo del decreto legge, dice, «non ha presentato a mio avviso evidenti vizi di incostituzionalità». «Un effettivo senso di responsabilità dovrebbe consigliare a tutti i soggetti politici e istituzionali di non rivolgersi al Capo dello Stato con aspettative e pretese improprie, e a chi governa di rispettarne costantemente le funzioni e i poteri». Sul caso si divide l'opposizione. Di Pietro lo attacca, come si legge sul Giornale di Sicilia oggi in edicola, mentre il segretario del Pd Pier Luigi Bersani lo difende.

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