Critiche e democrazia della Rete

Tutti i giorni osanniamo la Rete ma molto spesso la critichiamo duramente. Insomma, la «rete libera e anarchica» è sottoposta a pressioni di segno diverso. Qualcuno propone di dare a Internet il Premio Nobel per la pace e altri ne invocano, con iniziative di legge, un controllo più rigoroso per prevenire la criminalità on line, la pedofilia e per limitare «la libertà di calunniare» che molti navigatori si prendono, senza tenere in alcun conto le regole dell'etica, della buona educazione e, ovviamente, dei codici.
Visto che con la Rete dobbiamo necessariamente convivere cerchiamo di approfondire meglio i problemi connessi a questo strumento di comunicazione.
Un libro di due autori americani (John Palfrey e Urs Gasser), docenti di Diritto nelle università ad Harvard e a St.Galien, Nati con la Rete (Bur-Rizzoli), ci dà un'idea chiara della prima generazione vissuta con/su Internet. Nel saggio si racconta come, senza troppi sforzi, si diventa maghi del computer e grandi campioni di videogiochi. E non solo: adolescenti che si parlano chattando, condividono musica e immagini, aprono blog e si costruiscono nuove identità. In altre parole, la tecnologia non è solo una risorsa perché, soprattutto per i giovanissimi, l'ambiente, diciamo meglio è il «paese» in cui sono cresciuti. Infatti i ragazzi nati dopo il 1980 sono a tutti gli effetti dei born digital, nativi digitali. Questo significa non soltanto una familiarità tecnologica e digitale ma anche una diversa concezione del mondo. Vi è infatti da chiedersi: come concepisce se stesso un ragazzo che può reinventarsi in cento, mille avatar? E quali sono le nuove frontiere di una generazione che pubblica on line in tempo reale ogni minima variazione del suo umore? E cosa avviene nei nostri giovani per «l'effetto web» anche nel campo delle amicizie, degli amori, delle crisi esistenziali? Sono fenomeni nuovi che psicologi, sociologi e pedagoghi stanno già studiando. Gli autori di questo interessante libro si avventurano in questi territori, in gran parte inesplorati e in continuo mutamento. Tra Facebook e MySpace, YouTube e Wikipedia il viaggio, tra reale e virtuale, assume significati diversi, diventa ragione di equivoci e timori. Ecco perché appare fondamentale l'approfondimento del «mondo della rete», al di là di facili demonizzazioni e mitizzazioni. Su questi temi si cimenta anche Ubaldo Fadini col saggio La vita eccentrica (edizioni Dedalo). Docente all'Università di Firenze e autore di numerosi saggi, sostiene che la rete è un universo senza confini e chi la frequenta «è costantemente in bilico tra l'arricchimento delle competenze e delle possibilità e l'alienazione in un'anomia dissipativa». Il libro di Fadini è uno studio molto approfondito e decisamente suggerito per gli «addetti ai lavori», compresi quegli studenti che si propongono di elaborare delle tesi su questa materia. Un punto, in particolare, ci ha colpito, quello relativo all'«etica della piena libertà», così come classicamente delineata da Spinoza. Ed è interessante osservare, nell'epoca della globalizzazione, come questo concetto sia stato coniugato con la rete.
È importante però non perdere mai di vista le radici, cioè da «dove siamo partiti». Questo lo fa Daniele Casalegno col libro Uomini e computer (Hoepli). L'autore è uno studioso di elettronica e di informatica. Nel 1981 costruisce il suo primo computer, utilizzando un televisore come monitor e un registratore a cassette come memoria di massa. Diventerà con gli anni uno dei protagonisti più apprezzati nell'attività di sviluppo del web.
Nel libro Casalegno ripercorre le più importanti tappe della storia dell'informatica a partire dai progressi nella matematica e del calcolo assistito, per arrivare a Internet e ai supercalcolatori. Si tratta di una «visita guidata», come in un museo, in cui si illustrano macchine informatiche e si ricordano uomini di scienza e di tecnologia che hanno lasciato una traccia importante nella storia dell'informatica in Italia e all'estero.
Infine segnaliamo un voluminoso saggio (650 pagine) di Luigi Borzacchini, Il computer di Ockham (Dedalo). L'autore, docente di Storia e Logica matematica all'Università di Bari, racconta la genesi e la struttura della rivoluzione scientifica che ha portato alla nascita del computer.
Una storia complessa e antica che ci fa capire meglio la storia della scienza nella sua forma moderna che si delinea dal XVII secolo, in quella che chiamiamo «rivoluzione scientifica», «erede e continuazione della scienza greca, nonché frutto del buon senso pratico, della tecnica industriale e del pragmatismo». E il Medioevo? «Solo una fastidiosa parentesi», osserva il professor Borzacchini. Saranno d'accordo gli altri studiosi di storia e scienza?

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