Fragalà, l’ipotesi mafia non più esclusa da inquirenti

Secondo gli investigatori a Palermo, tranne che chi ha agito sia un folle, é difficile che un gesto tanto brutale ed eclatante possa essere fatto senza almeno il consenso di Cosa nostra

Palermo. Che si tratti di un'indagine difficile lo ammette anche il procuratore di Palermo Francesco Messineo. L'impegno degli inquirenti, promesso ancora una volta dalla magistratura, deve fare i conti con mille interrogativi. Chi ha ucciso l'avvocato Enzo Fragalà, il penalista massacrato a bastonate martedì sera davanti al suo studio e morto ieri, dopo un'agonia lunga tre giorni? E perché? La pista professionale, che vede nell'attività del legale la causa del delitto, è ancora quella privilegiata. Ma il coinvolgimento della mafia, inizialmente escluso, torna tra le ipotesi seguite dagli inquirenti.
A colpire con una mazza la vittima, secondo gli investigatori, non sarebbe stato un sicario. A impugnare il bastone che ha ucciso il penalista sarebbe stato un uomo – molto alto, lo descrivono le persone presenti - che covava verso Fragalà un odio profondo. Impossibile ricostruire il suo identikit: indossava un casco integrale.
Ancora più fitto il mistero sul movente dell'omicidio. Per i carabinieri la causa dell'aggressione va ricercata nell'attività professionale del legale. Un'intuizione che ha indotto i militari a sequestrate fascicoli processuali più o meno recenti trattati dalla vittima e dal suo studio. In particolare gli inquirenti si sono concentrati su quattro o cinque casi relativi a fatti di sangue. E la matrice mafiosa, accantonata in un primo momento per le modalità dell'aggressione, ora non è del tutto esclusa. "A Palermo - dicono gli investigatori - tranne che chi ha agito sia un folle, é difficile che un gesto tanto brutale ed eclatante possa essere fatto senza almeno il consenso di Cosa nostra".
Una valutazione che potrebbe essere confermata dal silenzio dei detenuti mafiosi. Quando i boss, in passato, hanno voluto prendere le distanze da certi episodi l'hanno fatto. Anche dalle aule di giustizia e in modo eclatante. Questa volta, invece, nessuno ha parlato. Pure le modalità dell'agguato sollevano interrogativi. Il killer ha agito davanti allo studio del legale - dimostrando di conoscere le abitudini del penalista - a pochi metri dal palazzo di giustizia, che in teoria dovrebbe essere strettamente controllato dalle forze dell'ordine. Una zona, quella scelta dall'assassino, molto rischiosa. E poi le bastonate alla nuca: un gesto brutale che sa di avvertimento.

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