Aggressione a Fragalà, l’avvocato è in condizioni disperate

E dagli interrogatori emerge che l'aggressore aveva un complice. Analogie con un altro caso nel 2008

Palermo. Mentre le condizioni dell'avvocato Fragalà continuano ad essere disperate gli investigatori portano avanti le prime ipotesi. Innanzitutto emerge che l'aggressore aveva un complice, che lo avrebbe aiutato a scappare. E poi c'è una analogia con un altro episodio: la spedizione punitiva, che risale al 2008, ai danni di Giovanni Bucaro, colpevole di avere maltrattato la sua compagna, figlia dello storico boss Gaetano Fidanzati.
L'aggressione. È in condizioni disperate l’avvocato Enzo Fragalà, l’ex parlamentare di Alleanza nazionale e attuale consigliere comunale del Pdl a Palermo, colpito ieri sera con una mazza da uno sconosciuto, a Palermo. L’aggressore, che si è poi dato alla fuga, lasciando il legale in una pozza di sangue, era coperto da un casco integrale e dunque irriconoscibile dai due testimoni che hanno assistito alla scena e che sono stati sentiti dai carabinieri e dal pm Nino Di Matteo che sta seguendo le indagini.
Fragalà, nella notte, è stato sottoposto ad un intervento chirurgico. L’operazione è andata bene ma il professionista resta in coma nel reparto di Rianimazione dell'ospedale Civico dove questa notte sono rimasti molti degli avvocati e del personale che lavorano nel suo studio di piazza Vittorio Emanuele Orlando, di fronte al Palazzo di giustizia di Palermo. Il ferito, che ha un grave trauma cranico e non ha mai ripreso conoscenza, è stato sottoposto in nottata ad un intervento chirurgico per tamponare una vasta emorragia cerebrale. I medici della neurochirurgia hanno detto che l'operazione è "tecnicamente riuscita", anche se bisognerà attendere le prossime ore per una prognosi più certa sul quadro clinico, che resta tuttavia "disperato". In mattinata sarà sottoposto ad una Tac, per verificare quali siano le sue condizioni.
Intanto sono proseguiti per tutta la notte gli interrogatori dei carabinieri che indagano sulla selvaggia aggressione. Gli investigatori hanno ascoltato i due testimoni oculari dell'aggressione, che hanno ricostruito nei dettagli quello che è stato definito un vero e proprio agguato messo in atto da un uomo con il volto coperto da un casco integrale. I carabinieri hanno interrogato a lungo anche i colleghi di studio del penalista, che lo hanno subito soccorso. A questi ultimi, in particolare, sono state chieste informazioni su eventuali contrasti legati all'attività professionale della vittima.
I possibili moventi e le analogie con raid ordinato da un boss. Una spedizione punitiva in piena regola per uccidere: è questa l'unica certezza degli investigatori sull'aggressione a Enzo Fragalà.
I carabinieri hanno interrogato i tre testimoni oculari dell'agguato, i quali hanno raccontato che l'aggressore indossava un casco integrale e un giubbotto di colore nero. Secondo gli investigatori il sicario sarebbe fuggito a bordo di una moto guidata da un complice, che lo attendeva a poca distanza. Insomma un raid studiato nei dettagli, non certo un tentativo di rapina o un'aggressione d'impeto. I carabinieri stanno anche visionando i filmati delle telecamere a circuito chiuso che controllano la zona, proprio di fronte al Palazzo di Giustizia, alla ricerca di ulteriori elementi utili alle indagini.
Gli inquirenti non escludono al momento alcuna pista, né quella legata all'attività professionale della vittima né quella politica. Il penalista si era occupato in passato di numerosi processi di rilievo, anche di mafia. Ma la dinamica dell'agguato non sembra ricalcare quella degli agguati di stampo mafioso.
La vicenda presenta qualche analogia con un solo precedente, che risale all'ottobre del 2008: in quell'occasione un commando formato da cinque persone uccise a bastonate in pieno giorno, in una strada affollata di Palermo, un piccolo spacciatore, Giovanni Bucaro, colpevole di avere maltrattato la sua compagna, figlia dello storico boss Gaetano Fidanzati. Il capomafia, presente al pestaggio organizzato per vendicare l'affronto subito, fu arrestato un anno dopo a Milano. Il processo nei confronti di Fidanzati e dei cinque assassini che parteciparono al raid punitivo è in corso.
Gli investigatori, che hanno interrogato a lungo i colleghi di studio del penalista alla ricerca di eventuali contrasti legati alle cause giudiziarie di cui si era occupato, stanno passando a setaccio anche l'attività politica svolta dall'ex parlamentare, che negli ultimi mesi avrebbe tuttavia allentato il suo impegno in consiglio comunale.

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