Tar Sicilia: costano di più i risarcimenti che i giudizi rapidi

L’allarme del presidente Giallombardo all’inaugurazione dell’anno giudiziario. E ancora: “A complicare le cose contribuisce il livello dei burocrati, perlomeno scadente”

Palermo. I soldi che lo Stato non impiega per rendere più celeri i processi vengono poi spesi per risarcire il danno di una lunga durata dei giudizi. È il paradosso denunciato, nella relazione di apertura dell'anno giudiziario, dal presidente del Tar Sicilia, Giorgio Giallombardo. Il risarcimento è previsto dalla legge Pinto, che si applica anche alla giustizia amministrativa sia pure con qualche limitazione. In Sicilia le richieste sono aumentate in modo considerevole: erano state quattro nel 2001, sono diventate 437 nel 2009.
Giallombardo riconduce la causa principale delle lungaggini alle carenze di organico (magistrati e personale qualificato) e alla mancanza di mezzi adeguati oltre che a un eccessivo carico di lavoro dei giudici. E le previsioni, almeno per quanto riguarda la Sicilia, non sono incoraggianti. "Il protrarsi di queste condizioni - dice Giallombardo - non agevolerà certamente una riduzione dei ricorsi pendenti" con il rischio di esporre la giustizia e lo Stato a censure e sanzioni anche europee.
Nella sua relazione il presidente Giallombardo ha fatto riferimento anche alle altre disfunzioni che colpiscono il sistema giudiziario amministrativo siciliano: leggi farraginose e oscure, personale reclutato senza adeguata selezione. Sono i due fattori cruciali del deterioramento della qualità dell'azione amministrativa. Secondo il giudizio che il presidente del Tar ha affidato alla sua relazione.
Analizzando l'incremento del contenzioso amministrativo, Giallombardo ha segnalato l'effetto perverso causato anzitutto dal "proliferare di normative sempre più frammentarie, imprecise quanto a formulazione tecnica, oscure sotto il profilo linguistico, spesso farraginose e contraddittorie". Con buona pace, ha aggiunto, degli intenti semplificatori e chiarificatori continuamente enunciati dai legislatori.
A complicare le cose contribuisce il livello dei burocrati. Per Giallombardo è, perlomeno, scadente. È il risultato di un reclutamento che non premia le competenze e che ha finito per ampliare il "precariato". Tutto questo alimenta insicurezza e demotivazione tra i dipendenti della pubblica amministrazione. In più si è fatto ricorso a un "generalizzato decentramento di funzioni verso enti e strutture non adeguati".

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