Ricerche scientifiche messe in pericolo dai pirati

A lanciare l'allarme un istituto francese che ha dovuto annullare le missioni nell'Oceano indiano ritenuto troppo pericoloso

Roma. I pirati terrorizzano gli Oceani e, a risentirne, sono anche ricerca scientifica ed ecosistemi marini. A lanciare questo allarme sono stati i ricercatori dell'Istituto di ricerca per lo sviluppo (Ird) francese che hanno sottolineato come gli episodi di pirateria nell'Oceano Indiano stiano condizionando molto anche il mondo scientifico.
Negli ultimi nove mesi, come si legge su un articolo pubblicato sulla rivista scientifica New Scientist, l'Istituto di ricerca ha dovuto annullare tutte le missioni di ricerca nell'Oceano Indiano, per colpa degli atti di pirateria, molto comuni in quella zona del mondo.
Questo rappresenta, secondo quanto affermano i ricercatori, un colpo basso per il mondo della ricerca e indirettamente anche per il benessere degli ecosistemi marini: finora era prassi per gli scienziati, controllare le barche da pesca nell'Oceano indiano sia garantendo che queste fossero conformi alle norme vigenti della pesca, sia per raccogliere dati importanti sull' attività ittica delle specie in pericolo. La minaccia della pirateria però ha messo uno stop a tutto l'ingranaggio, costringendo i ricercatori a fermare le proprie ricerche sul campo. "Non possiamo controllare e non possiamo fare esperimenti a causa dei pirati - ha spiegato Laurent Dagorn, ricercatrice dell'Ird - gli scienziati ora hanno dovuto limitare le proprie navi da ricerca in porto: i pirati somali non solo terrorizzano i turisti, ma così facendo stanno uccidendo la ricerca scientifica".

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