Termini, operai col fiato sospeso

Rassegnazione tra i lavoratori dello stabilimento nel giorno della visita del segretario del Pd, Pierluigi Bersani: "Speriamo non sia una passerella"

Termini Imerese. Ore 13.30. Soffia forte il vento davanti ai cancelli dello stabilimento Fiat dove gli operai si sono radunati per accogliere il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, venuto in visita. Il clima è di sommessa rassegnazione, lo si sente dai timidi applausi di benvenuto e dallo scetticismo che si legge sui volti degli uomini in tuta. Alzano le spalle e guardano a terra mentre il segretario li esorta ad avere fiducia. Calogero Divieri, montatore cianquantenne, scuote la testa in segno di disapprovazione: “Temiamo che la presenza di Bersani sia solo una passerella. Come lo sono state le tante visite dei politici e ministri che si sono susseguite e che non hanno risolto nulla”. E con una smorfia di amarezza dice: “Ci sentiamo mortificati”.
È questo sentimento, misto alla rabbia, che affiora dalle loro testimonianze. Racconti di incertezza per il futuro e preoccupazione per i figli, dove la sopravvivenza dello stabilimento sembra essere l'unica speranza. “Dove vado a trovare un altro lavoro a 54 anni? In casa con me vivono mia figlia con il marito e la bambina. Posso solo andare a rubare.”, si lamenta l'operaio Raimondo Badessa, il quale non è l'unico ad avere figli e famiglie a carico. Un peso insostenibile per nuclei che sono monoreddito, un dramma sociale che risente della forte disoccupazione che interessa i giovani termitani. “Siamo in sette. Vivono con noi i miei tre figli, tutti trentenni. E per ora ospitiamo anche il marito di mia figlia con i bambini. Come posso mantenerli, adesso che ci hanno pure diminuito lo stipendio da quando a gennaio è cambiata la ditta per cui lavoriamo?”.
Parla Leonardo Sansone operaio dell'indotto. Anche chi ha ancora i figli piccoli teme il peggio. “I giovani meritano una risposta invece che una chiusura da parte delle industrie e del governo. Ho una figlia di tredici anni e non so che cosa l'aspetterà per il futuro”. Ma c'è chi non perde la speranza. Sono proprio i bambini degli operai. Capiscono, chiedono, si informano, non vogliono lasciare soli i loro papà. Come le bambine di Giuseppe Trapani, di sei e quattro anni, che hanno compreso la situazione e non manca giorno che non gli scrivano una letterina. “Mi dicono di non mollare, di non preoccuparmi”, dice l'operaio con orgoglio e commozione. Un messaggio di forza al loro papà lo danno anche i figli di Salvatore La Barbera, il caposquadra dei diciotto uomini della Delivery email. “Ancora oggi risento della permanenza sul tetto, continuo ad avere problemi alle gambe e al petto. I miei bambini hanno affrontato i giorni della protesta con coraggio, mi sono sempre stati accanto e anche adesso continuano a darmi forza”.

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