Palermo, vittime di estorsioni depongono in aula

Due imprenditori di Carini hanno ricostruito in tribunale anni di taglieggiamenti di fronte ai loro ricattatori, Girolamo Cangialosi e Giuseppe Sgroi, imputati per aver gestito il racket nella zona industriale vicino il capoluogo

Palermo. Due imprenditori di Carini  (Palermo) hanno ricostruito, nell'aula della quinta sezione del  tribunale, anni di taglieggiamenti deponendo, come persone  offese, davanti ai loro estorsori: Girolamo Cangialosi e  Giuseppe Sgroi. Entrambi sono imputati di avere gestito il  racket alle aziende della zona industriale del comune a pochi chilometri da Palermo. In particolare, uno dei testimoni ha parlato di una delle  procedure utilizzate per riscuotere la tangente mafiosa. In pratica, Cangialosi in cambio dell'estorsione riceveva una  fattura in modo che le uscite della ditta fossero giustificate. Nell'ultimo caso la richiesta all'imprenditore era stata di 50  mila euro. La criminalità organizzata, inoltre, imponeva le  ditte che avrebbero dovuto eseguire i lavori nelle aziende degli imprenditori.  Nel processo si sono costituti parte civile, oltre alle nove  vittime, che hanno denunciato le richieste del pizzo,  Confindustria Sicilia, Confindustria Palermo, rappresentata dall'avvocato Ettore Barcellona, il Consorzio industriale Asi,  Confcommercio, rappresentata dall'avvocato Fabio Lanfranca, la  Provincia di Palermo e le associazioni antiracket SOS Impresa,  Libero Futuro, Fai e Addiopizzo. Il processo è stato rinviato all'8 marzo.

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