La tv e quel silenzio "radicale"

I radicali ce l'hanno fatta. Sono storicamente contrari ai talk show politici e considerano 'Tribuna politica' il trionfo dell'informazione. Con ammirevole pervicacia, il loro rappresentante in Vigilanza, Marco Bertrandi, ha proposto anche stavolta un documento contrario alla tradizione degli ultimi sedici anni. Pensavo che sarebbe stato bocciato. Finora, infatti, le tribune si erano aggiunte ai talk show, non li avevano sostituiti. Invece Bertrandi ha vinto, con la decisiva complicità del centrodestra. Il PdL stava discutendo di possibili mediazioni con una sinistra divisa, ha approfittato dell'assist del relatore (dell'opposizione!) e ha segnato in contropiede. Trovo la decisione molto grave, ma vorrei provarmi a spiegarne quelle che a mio avviso ne sono le ragioni.
I talk show politici principali sono quattro, ai quali si è aggiunto da qualche settimana "L'ultima parola" di Gianluigi Paragone. Comincio da 'Porta a porta' che va in onda da quindici anni. La mia trasmissione pratica da sempre la 'par condicio', anche fuori della campagna elettorale. Fino a ieri sera, per fermarci a questa stagione, erano intervenuti 77 esponenti di governo e maggioranza (sommati) e altrettanti delle opposizioni. Il pubblico non applaude: è una scelta castrante, perché una partecipazione vivace degli spettatori rende la trasmissione più interessante. Ma questa è stata sempre la nostra cifra. Come ci saremmo regolati in questa campagna elettorale, se non ci avessero imposto la camicia di forza? Come abbiamo fatto in altri momenti, senza che nessuno protestasse (a parte i radicali). Avremmo riservato una serata ciascuno a Berlusconi e Bersani, una serata comune a Di Pietro, Casini e Maroni (i loro partiti sommati valgono un po' meno del Pd) e in un'altra avremmo invitati i leader dei partiti sotto il quattro per cento (Radicali, Rifondazione, Sinistra e libertà,Destra e così via).
Un insulto al pluralismo? Tutt'altro, mi pare. Avendo più spazio degli altri (anche se in tarda serata) per noi è più facile accontentare tutti. Altri avrebbero dovuto limitare il pluralismo ai partiti maggiori. Si prenda 'In mezz'ora' di Lucia Annunziata. Nelle sei domeniche disponibili, avrebbe potuto ospitare soltanto i cinque partiti maggiori. Ma si tratta pur sempre del novanta per cento dei voti. Più semplice il compito di Giovanni Floris a 'Ballarò', anche se per ragioni di ascolto, soprattutto in prima serata, si resiste a ospitare leader di partiti piccolissimi. Immagino che Floris nell'ultimo mese di campagna sarebbe stato particolarmente attento al bilanciamento degli ospiti, attento a Crozza, ai servizi, ai sondaggi, attento a bilanciare gli applausi del pubblico che in genere sono molto più calorosi a sinistra. Avrebbe dovuto rettificare un poco i binari abituali del programma, ma se la Rai glielo avesse chiesto… Stessa cosa, naturalmente, per Paragone. Il problema, per non essere ipocriti, è Michele Santoro. Santoro è un eccellente professionista e potrebbe organizzare una par condicio da manuale.
Ma non è nel suo stile. Non lo è mai stato. Negli anni cambiano gli ingredienti, ma la minestra è la stessa. Nella memorabile campagna elettorale del 2001 per quattro puntate si parlò di Dell'Utri-Mangano, di 'L'odore dei soldi' di Marco Travaglio ed Elio Veltri, di Travaglio e Luttazzi, di Biagi e Benigni… Si legge in una ricerca fatta nel 2001 dalla facoltà di Sociologia della Sapienza di Roma, da sempre fortemente connotata a sinistra: "Con poche eccezioni, la trasmissione di Santoro non si è mai occupata di programmi elettorali, limitandosi ossessivamente a scavare nel passato del candidato premier del Polo…".
Quest'anno abbiamo visto Spatuzza, Ciancimino, la D'Addario, la storia di Mills … Ora noi siamo sicuri che col passar degli anni si diventa più cauti e che nell'ultimo mese Santoro avrebbe diretto trasmissioni esemplari. Ma se per caso negli ultimi giovedì avesse rimesso in pista l'ultima, citata compagnia di giro chi avrebbe potuto impedirglielo? Di fatto, nessuno. E così, per evitare equivoci, la Vigilanza ha deciso di ammazzare l'intero dibattito politico della Rai. Complimenti a tutti.

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