Centrale esplosa: cinque morti, nessun italo-americano

A Middletown, chiamata "Little Sicily" per la grande quantità di abitanti di origine siciliana, il bilancio dopo il tragico fatto di ieri sembra essersi assestato:12 i feriti

"E' la nostra Chernobyl", afferma senza esitare il sindaco Sebastian Giuliano, paragonando al disastro senza precedenti della centrale nucleare ucraina l'esplosione che domenica ha parzialmente distrutto la Kleen Energy Plant, alle porte di Middletown: provocando almeno cinque morti e 12 feriti, ma soprattutto facendo tremare parte del Connecticut quasi si trattasse di un terremoto che, sulle prime, aveva fatto temere decine di vittime.  "E' spaventoso", gli fa eco, a poche decine di metri dalle sponde del fiume Connecticut dove le telecamere sono state autorizzate a riprendere nei pressi della centrale, Rosa Di Lauro, la deputata che rappresenta a Capitol Hill il terzo distretto del Connecticut, quello che ospita proprio Middletown.  A circa 24 ore dal dramma, il bilancio è ormai quasi definitivo, e meno spaventoso di quanto si era temuto ad un certo momento. Uno dei responsabili dei vigili del fuoco locali, Al Santostefano, conferma che le vittime sono cinque e i feriti sono 12. Non ci sono più dispersi e tra le vittime non c'é nessun nome italiano.    Insieme al suo collega Joe Courtney, la Di Lauro ha potuto avvicinarsi allo stabilimento, ma nessuno ha avuto la possibilità di entrarci. E' troppo azzardato perché la struttura è pericolante e il vento gelido che spazza l'area minaccia di far crollare tutto.    La Di Lauro, figlia di immigrati campani (padre dei pressi di Pompei, madre, della Costiera Amalfitana), è rimasta colpita dall'entità delle distruzioni, con una struttura di una decina di piani ormai ridotta ad un ammasso di rovine o quasi.    Sulle cause la deputata non vuole pronunciarsi, anche perché é troppo presto. Una sola certezza: "qualcosa ha provocato un incendio, ma non ne sappiamo le cause esatte".  
Proprio la scorsa settimana, ricorda la Di Lauro, con alcuni colleghi "avevamo sollevato la questione della sicurezza in impianti di questo tipo, anche perché c'era stato un incidente analogo l'anno scorso in South Carolina. Vogliamo nuove regole che possano garantire a tutti condizioni di lavoro sicure".    Come molti abitanti di Middletown, la Di Lauro è di origine italiana. Ma gran parte dell'immigrazione della cittadina del Connecticut è una immigrazione antica, di almeno quattro generazioni. Middletown con la sua Main Street, è la tipica cittadina americana dell'Ottocento,i suoi empori, la caserma dei vigili del fuoco ed il commissariato, oltre alle sue chiese. E' gemellata con un centro del siracusano, Melilli, da dove nei primi anni del '900 del secolo scorso parti' un consistente flusso migratorio creando per Middletown il soprannome di "Little Sicily".    Di italiano ormai c'é ben poco in realtà, a parte i nomi, come Carapacchia o Fiore, dei ristoranti locali che servono "italian food". Ma è così ormai in tutte le città degli Stati Uniti, anche in quelle che gli immigrati italiani non avevano mai toccato.    
Middletown si raggiunge percorrendo la Route 66, ma non è quella storica di Jack Kerouac che da Chicago porta al Pacifico. Qui nel centro del Connecticut, più che a Kerouac si pensa a Emile Zola e alle sue atmosfere ottocentesche legate nel bene e nel male all'industrializzazione. Ci sono le case patrizie dei ricchi imprenditori, ci sono quelle decisamente più modeste, di chi ha attraversato l'Oceano senza nulla in tasca, venendo dalla lontana Melilli, in provincia di Siracusa.    Curiosamente, all'ingresso  di Middletown un meccanico vende lubrificanti Agip, e un po' d'Italia è presente, nel paesaggio, con la chiesa di San Sebastiano. E' in stile neo-barocco, ma costruita alla fine dell'Ottocento con una pietra scura locale. Per il resto siamo davvero negli Stati Uniti: anche gli immigrati sono ormai tutti ispanici.   

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