Il provveditore di Palermo: "Risultato veritiero dall'Invalsi"

"Il livello qualitativo delle performance dei nostri istituti è inferiore a quello delle altre regioni", ha spiegato Rosario Leone, " ma non c'entrano i nostri insegnanti o la stupidità degli allievi"

“Risultato veritiero quello dello studio dell'Invalsi” così commenta il provveditore agli studi di Palermo Rosario Leone.  “Il livello qualitativo delle performance dei nostri istituti è inferiore a quello delle altre regioni, è un dato di fatto ma non è imputabile all'incapacità degli insegnanti o alla presunta stupidità dei nostri allievi.” Leone infatti puntualizza su come le scuole siciliane, che devono fare i conti con una realtà territoriale problematica, non sono altro che i filtri dei mali sociali che l'affliggono. “Le scuole non sono avulse dal contesto sociale. I nostri docenti devono far fronte anche ad innumerevoli disagi, si ritrovano spesso a dovere svolgere compiti che non gli competono.” Come denuncia il provveditore l'offerta formativa  risente della carenza di quei servizi  basilari di cui godono le scuole altrove: mancanza di manutenzione alle strutture da parte dei comuni, assenza di personale specializzato come educatori o  professionisti della comunicazione,  servizio delle mense scolastiche insesitente. “Neanche  lo sport i ragazzi possono praticare, fondamentale, come affermava Piaget, pergli effetti positivi sull'intelligenza dei ragazzi. Ci sono tantissime strutture abbandonate, oggetto di attacchi vandalistici, che  non vengono  ripristinate e messe a disposizione delle scuole.” Nella mancanza di fondi nelle casse dell'amministrazioni comunali e nelle risorse destinate ad assunzioni di personale che non è formato adeguatamente  Leone vede le cause di un tale ritardo rispetto al resto d'Italia. “Da un lato ci sono molti giovani professionisti dell'educazione che non possiamo integrare, dall'altro invece ci sono persone assunte dagli enti locali che non vogliono nemmeno sottoporsi a corsi di formazione e specializzazione.” E inquadra alcuni dei provvedimenti che reputa urgenti per salvare le scuole del sud: introdurre il tempo lungo a scuola, fornire piccoli budget ai presidi, in grado di potere risolvere con poche risorse molti problemi, inquadrare le nuove leve della pedagogia e della psicologia. “Non possiamo andare avanti da soli. Gli enti locali devono rotornare ad essere virtuosi e aiutarre le strutture scolastice a sopperire alle carenze della nostra realtà territoriale”.

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