Maxi-traffico di droga tra Italia e Usa: prescritte accuse contro Gambino

Si è concluso il processo contro l'esponente della famiglia mafiosa di New York coinvolto nell'inchiesta che negli anni '80 portò all'arresto di un centinaio di persone

Palermo. Si è concluso con la prescrizione delle accuse il processo a Giovanni Gambino, esponente dell'omonima famiglia mafiosa di New York, coinvolto in un'indagine su un maxitraffico di droga tra Stati Uniti ed Italia della fine degli anni '80.
L'inchiesta, denominata Iron Tower, scattò contemporaneamente in Sicilia e negli Usa il primo dicembre 1988 e portò all'arresto di un centinaio di trafficanti e di corrieri di eroina. Per spedire lo stupefacente l'organizzazione utilizzava insospettabili casalinghe che nascondevano la droga nella biancheria intima. Oltre ad un compenso di circa 20 milioni per ogni viaggio alle donne veniva offerto anche un soggiorno-premio di una settimana in alberghi di lusso di New York. L' inchiesta cominciò con l'arresto di una donna, Vincenza Calì, madre di otto figli, in procinto di partire per gli Usa. Le casalinghe venivano reclutate da Salvatore Allegra ed operavano sotto le direttive di Francesco Gambino, che aveva costituito a Torretta, un piccolo paese vicino a Palermo, il centro di smistamento della droga. I collegamenti tra Palermo e gli Usa venivano tenuti dal boss Rosario Spatola.
Il processo a carico di alcuni indagati, come Gambino, è stato sospeso perché intanto i narcotrafficanti erano detenuti negli Stati Uniti. Attualmente per la stessa inchiesta sono in corso altri due dibattimenti pendenti davanti a due diverse sezioni del tribunale di Palermo.

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