Il Cavaliere, le alleanze e i «due forni»

"Da un lato incamera l'appoggio dell'Udc dall'altro in campagna elettorale sparerà a zero su quelle che definisce le ciniche ambiguità di Casini"

Il Cavaliere è davvero fantastico. Finge di farsi mettere in minoranza sulle alleanze con l’Udc e poi apre - lui sì - la partita dei «due forni».
Da un lato incamera l'appoggio dell'Udc nel Lazio, in Campania e in Calabria, dall'altro in campagna elettorale sparerà a zero su quelle che definisce le ciniche ambiguità di Pierferdinando Casini.
Riavvolgiamo il nastro della cassetta, anche alla luce del pranzo di ieri tra Berlusconi e Fini nel campo neutro di un grande albergo del centro. (Il Cavaliere si sarebbe trovato a disagio ad andare ancora una volta a Montecitorio, senza poter ospitare a palazzo Chigi il presidente della Camera). Gli altri commensali sono concordi nel definire eccellente l'incontro («Il migliore tra i due degli ultimi dieci anni», assicura Italo Bocchino). Le divergenze sul partito restano: Fini vuole potenziare il suo ruolo, Berlusconi affida ogni decisione agli organi deliberanti in cui ha una forte maggioranza. Ma sul piano personale il rapporto è molto migliorato e anche nella gestione politica di medio termine le cose vanno bene.
Nei mesi dello scorso anno in cui i rapporti con Fini erano al livello più basso, Berlusconi ogni tanto si sfogava con Casini. Nelle ultime settimane il clima è cambiato bruscamente: poco nuvoloso col presidente della Camera, burrasca con il leader dell'Udc.
Sono state due le occasioni che hanno convinto il presidente del Consiglio a usare la mano pesante con Casini. Il suo antiberlusconismo radicale che gli è valso gli applausi in un pubblico certo non di destra come quello di Fabio Fazio e la conferenza stampa tra il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa e Renata Polverini senza nemmeno una telefonata che avvertisse Berlusconi.
La tentazione della rottura è stata forte. «Dove l'Udc ci servirebbe davvero (Piemonte e Liguria) - dice il Cavaliere - se ne va con la sinistra. Dove è irrilevante (Lazio e Campania) viene con noi». In realtà, l'Udc è molto importante per la vittoria anche in Calabria, dove andrà con il PdL. In Liguria il centrodestra spera ancora in un improbabile ripensamento dei centristi, ma la scriminante politica sta nel Piemonte. I vertici del Vaticano non hanno mandato giù l'alleanza di Casini con Mercedes Bresso. Un fine politico come Camillo Ruini ha raccomandato a Berlusconi di non consegnare completamente l'Udc alla sinistra, ma gli ha fatto capire che in certi ambienti dopo le elezioni si faranno valutazioni approfondite.
Nel pranzo di ieri si è usata una delle formule di scuola per salvare capra e cavoli. Il giudizio unanime (Fini compreso) sulla politica dell'Udc è negativo. Saranno le forze locali a decidere dove e come allearsi con i centristi. Berlusconi, al quale formalmente è demandata l'ultima parola, dirà di rispettare le esigenze del territorio. Ma al tempo stesso si terrà le mani completamente libere in campagna elettorale.
Quelle del 28 marzo sono le ultime elezioni di medio termine prima delle politiche del 2013. Non si ricordano in Italia tre anni senza voto. È l'ultima occasione per gli elettori di affiancare a un giudizio sui candidati quello politico più generale. Gli uomini del Partito democratico dicono apertamente che le alleanze con l'Udc sono la partenza di una nuova fase politica che vuole portare Casini a guidare il centrosinistra alle prossime elezioni politiche. Casini comprensibilmente si ritrae («È troppo presto»), ma gioca una partita grossa. E Berlusconi vuole rendergliela ancora più difficile. Lo attaccherà regione per regione, anche in quelle in cui gli è alleato. Non si sente vincolato a nulla. D'altra parte, non è stato messo in minoranza nel suo partito?

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