Un pentito: "I boss odiano Crocetta"

Un collaboratore di giustizia, già esponente del clan Emmanuello ha svelato ai magistrati un piano per uccidere il sindaco nel 2006

Gela. "Posso riferire che é ancora attuale il progetto di attentato alla vita dell'ex sindaco di Gela, Crocetta". Lo ha dichiarato, alla fine dello scorso ottobre, agli investigatori, uno dei collaboratori di giustizia, Crocifisso Smorta, già esponente di spicco del clan Emmanuello.
"Nel corso del 2006 - racconta, Smorta - Daniele Emmanuello, in presenza di Carmelo Bilizzi, disse che Crocetta doveva essere ucciso e che l'esecuzione doveva essere rimandata al momento in cui questi avesse ultimato la carica di sindaco che al tempo rivestiva".
"Il livore che Emmanuello manifestava continuamente nei confronti di Crocetta - puntualizza, il pentito - era motivato dalla attività antimafia svolta puntigliosamente dal sindaco nel corso degli anni oltre che da questioni personali": il licenziamento della moglie del boss e il rigetto della domanda dei genitori per una casa popolare". I sentimenti di odio e di vendetta verso l'ex sindaco, Rosario Crocetta, sarebbero stati condivisi da tutti gli appartenenti alle famiglie mafiose, al punto che, secondo Smorta, "quando Emmanuello fu ucciso, Crocetta venne additato in seno a Cosa nostra quale responsabile (morale) dell'omicidio".
"Per uccidere Crocetta - dice Smorta - si aspettava che qualcuno del clan  fosse scarcerato". La scelta era ricaduta su Francesco Vella, imputato di secondo piano in uno dei filoni del processo antiracket 'Munda Mundis', che si celebrava in corte d'appello a Caltanissetta.  "L'aspettativa poi andò delusa in quanto  il giudice d'Appello gli confermò la condanna di primo grado".

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